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riflessioni,domande,dubbi,notizie,curiosità

So di non sapere.

Il mio sogno preferito

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April 03

Taglio ai costi dei parlamentari

 

PER UNA POLITICA ETICA FIRMA E DIFFONDI
 

Perché il parlamentare italiano deve prendere molto di più di un suo collega europeo? Inoltre si sono dati l'intollerabile privilegio di aver diritto alla pensione dopo 30 MESI DI LEGISLATURA ! UN CITTADINO DEVE LAVORARE 40 (QUARANTA) ANNI ! Dopo soli 5 anni di contributi maturano il diritto ad una pensione di circa 3.000,00 (TREMILA) euro al mese. Dopo 30 anni arrivano a prenderne quasi 10.000,00 (DIECIMILA). In più, i parlamentari possono cumulare stipendi, pensioni, vitalizi e quant'altro, cosa che ai cittadini è praticamente vietato, o fortemente penalizzato.

 

Per poter ricominciare a credere nelle istituzioni e a pensare che esse lavorino per il bene supremo del Paese e non per sè stessi, chiediamo:

 

1.  che gli stipendi vengano adeguati ai parametri dei parlamentari europei

 

2.  che gli aumenti futuri siano collegati agli aumenti delle più rappresentative categorie del Paese, secondo le norme vigenti del C.C.N.L.

 

3. che al termine del mandato tornino ad essere cittadini normali e si attui il medesimo trattamento di fine rapporto che si ha per qualsiasi altro cittadino

 

4. che siano abolite quelle forme di diarie forfettarie che si prestano ad innumerevoli abusi. Le spese sostenute verranno rimborsate a fronte della presentazione di documenti di spesa

 

5. che sia abolito il GETTONE DI PRESENZA (o sua estensione a TUTTI i lavoratori), sostituito da una PENALE in caso di mancata partecipazione alle seduta senza giustificato motivo. Dopo un tot di assenza ingiustificate, il mandato decade

 

6. LE CONDIZIONI PER ANDARE IN PENSIONE e le possibilità di cumuli di stipendi, DEVONO ESSERE UGUALI A QUELLE DEI CITTADINI ITALIANI

 

7. le buste paga devono essere dichiarate pubblicamente affinché qualunque cittadino che lo desideri possa controllarle

 

La nostra Petizione è l'occasione di una svolta. Nessun partito, nessun candidato, nessun aspirante leader vorrà presentarsi all'elettorato senza prima aver sottoscritto i punti fondamentali di questo 'patto con la cittadinanza'.

 

DIFFONDI

 

© Copyright Comincialitalia.net

 

 

La legge uguale per tutti inizia anche da qui.

Un saluto a tutti.

Claudio

March 14

TV, no grazie!

«Rai e Mediaset uguali: silicone e mediocrità»

 «I cinque anni di governo Berlusconi hanno ucciso ogni differenza tra Rai e Mediaset». E ancora: «Il voyeurismo ha preso il posto del quoziente di intelligenza, l'inno italiano è diventata la bandana di Berlusconi» e «Michelangelo e Pavese hanno di che rivoltarsi nella tomba». Strali su strali verso la televisione italiana (pubblica e non) da Jacques Seguela, uno dei nomi più noti della pubblicità internazionale, famoso per aver condotto con successo la campagna per il candidato alla presidenza francese François Mitterand all'insegna dello slogan "La forza tranquilla". Jacques Seguela, vicepresidente del gruppo pubblicitario francese Havas, personaggio imprevedibile ed estroso, è intervenuto al convegno romano della Margherita “Tele Visioni” su pubblicità e qualità in tv, animando il dibattito con le sue taglienti provocazioni sulla tv del Belpaese.

Omologazione, appiattimento, volgarità e quindi perdita di qualità, sono per Seguela i mali cronici della tv nostrana. Se da un lato specchio dell'omologazione tra tv pubblica e privata sono i contenitori domenicali («'Domenica in' e 'Buona domenica’ - ha detto - sono l'unica celebrazione del silicone made in Italy, lo stesso coronamento del vuoto, la stessa adorazione del vitello d'oro della mediocrità e della volgarità») dall’altro il mago della pubblicità francese tratteggia un quadro altrettanto fosco dell’informazione tv: «Il giornalismo è diventato spettacolo di massa in cui l'effetto sostituisce il fatto e il culto del dramma uccide la riflessione. L'entertainment non è show, ma 'peep show', il voyeurismo ha preso il posto del quoziente di intelligenza, l'inno italiano è diventata la bandana di Berlusconi così come in Francia la marsigliese è diventata un rap. In questo modo la res pubblica diventa res diabolica. E Michelangelo e Pavese hanno di che rivoltarsi nella tomba»

E dato che, a quanto pare, Seguela non teme di apparire troppo diretto, incalza con critiche a tutto raggio, anche sulla pubblicità stessa: «È una vergogna che i film siano continuamente interrotti dagli spot pubblicitari - dice e ricorda che il 18% di tutto il tempo televisivo è tempo pubblicitario - Troppa pubblicità uccide la pubblicità, è come i saldi che rappresentano il killer del commercio».

(Stralcio dall’Unità on line del 14.3.07)

 

E’ la conferma che faccio bene a non guardare la tv. Con grande fatica mi sforzo di vedere qualche TG, che però trovo sempre più vuoti, omologati ed omologanti.

Un saluto a tutti.

Claudio

March 11

E se fosse per questo che gli ultracinquantenni sono considerati un peso per la società?

Una legge economica dice che la propensione marginale al consumo decrescere con il crescere del reddito, ma decresce anche con il crescere dell’età, in quanto diminuiscono i bisogni, almeno quelli di un certo tipo. Per l’esattezza quelli distruttivi o relativi a beni “consumistici”.

Su questo argomento, mi piacerebbe conoscere qualche opinione su quanto scrive nel suo ultimo libro Zygmunt Barman, dal titolo:

“HOMO CONSUMENS - Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi “

Ed. Centro studi Erickson - euro 10

del quale vi riporto la recensione di Umberto Galimberti (Repubblica 10/3/2007).


”A tenere insieme la «società liquida», come la chiama Zygmunt Bauman, oggi è l’intreccio «produzione e consumo», due aspetti di un medesimo processo, dove decisivo è il carattere circolare del processo, nel senso che non solo si producono merci per soddisfare bisogni, ma si producono anche bisogni per garantire la continuità della produzione delle merci.
All’inizio e alla fine di queste catene di produzione (di merci e di bisogni) si trovano gli esseri umani, instaurati come produttori e come consumatori, con l’avvertenza che il consumo non deve essere più considerato, come avveniva per le generazioni precedenti, esclusivamente come soddisfazione di un bisogno, ma anche, e oggi soprattutto, come mezzo di produzione. Là infatti dove la produzione non tollera interruzioni, le merci “hanno bisogno” di essere consumate, e se il bisogno non è spontaneo, se di queste merci non si sente il bisogno, occorrerà che questo bisogno sia “prodotto”.
A ciò provvede la pubblicità, che ha il compito di pareggiare il nostro bisogno di merci con il bisogno delle merci di essere consumate. I suoi inviti sono esplicite richieste a rinunciare agli oggetti che già possediamo, e che magari ancora svolgono un buon servizio, perché altri nel frattempo ne sono sopraggiunti, altri che “non si può non avere”. In una società consumista come la nostra, dove l’identità di ciascuno è sempre più consegnata agli oggetti che possiede, i quali non solo sono sostituibili, ma “devono” essere sostituiti, ogni pubblicità è un appello alla distruzione.

Si tratta di una distruzione che non è la “fine” naturale di ogni prodotto, ma “il suo fine”. E questo non solo perché altrimenti si interromperebbe la catena produttiva, ma perché il progresso tecnico, sopravanzando le sue produzioni, rende obsoleti i prodotti, la cui fine non segna la conclusione di un’esistenza, ma fin dall’inizione costituisce lo scopo. In questo processo,la produzione economca usa i consumatori come suoi alleati per garantire la mortalità dei suoi prodotti, che è poi la garanzia della sua immortalità.
Si conferma così il tratto nichilista della nostra cultura economica dove il consumo, costretto a diventare “consumo forzato”, eleva il non-essere di tutte le cose a condizione della sua esistenza, il loro non permanere a condizione del suo avanzare e progredire.
Ma una società che si rivolge ai suoi membri solo in quanto consumatori, capaci di rispondere positivamente alle tentazioni del mercato per mantenerlo attivo e scongiurare la minaccia della recessione, crea, secondo Bauman, una nuova classe di poveri che, a differenza di quelli di un tempo, che tali erano perché non riuscivano a inserirsi nei processi di produzione, oggi sono colpevoli di non contribuire al consumo e, in quanto non consumatori o consumatori inadeguati e difettosi, sono un peso morto, una presenza totalmente improduttiva. Configurandosi come una pura perdita, un buco nero che inghiotte servizi senza nulla restituire, con i poveri, per la loro inutilità e perché nessuno ha bisogno di loro, si può praticar la “tolleranza zero”. Si può bruciare le loro tende, come è avvenuto a Milano con i rom, non per ragioni razziali come è facile credere e propagandare, ma perché, nella società dei consumi, la povertà è inutile e indesiderabile. L’unica via attraverso la quale i poveri potrebbero riscattarsi è quella che conduce al centro commerciale, dove potrebbero ottenere, se non la riabilitazione, almeno quella “libertà condizionata” dal loro accettabile consumo. A questo siamo giunti, e Bauman, con questo suo ultimo libro, ne fa una precisa e spietata denuncia. “

 

Un saluto a tutti.

 

Claudio

February 27

Ma voi donne, siete davvero così?

Confesso che sono un lettore abituale delle lettere scritte ai giornali. Mi interessano ed incuriosiscono tutte: quelle al direttore, all’intellettuale di turno, la posta del cuore, all’esperto che risponde etc. etc. Forse la mia inconfessata speranza è di cercare di imparare, di capire un po’ meglio gli altri, soprattutto, quell’insondabile, inconoscibile, incomprensibile, misterioso, sorprendente e perciò irresistibile universo femminile.

Voglio farvi partecipi di una divertente e, per me, disarmante, lettera che ho letto sul un numero del Venerdì di Repubblica. Alla fine della lettura mi sono chiesto ”ma davvero le donne sono così?” A qualche sincera volenterosa la risposta.

“Quel magnifico bugiardo non lasciarsi sfuggire.

 
Convivo da vent’anni con un uomo stupendo, che però è un inguaribile bugiardo. Pensi che una volta è andato in Spagna per lavoro, s’è trattenuto una settimana, probabilmente a causa di una donna, e al suo rientro mi ha raccontato che era stato rapito dall’Eta.
Una mattina stavo camminando per strada e da lontano mi è parso di scorgere la silhouette del mio uomo che procedeva teneramente abbracciato a una figura di sesso opposto. Sono stata colta da un dilemma: non sapevo se assecondare i miei piedi, lasciando che disegnassero il destino che m’avrebbe condotta all’atroce conferma del mio sospetto, o se graziare me stessa e lui, rimanendo però nel dubbio e regalandogli un’immeritata impunità, da cui non avrei neppure riscosso riconoscenza, visto che non si sarebbe mai accorto che ero passata di lì. Ha prevalso la curiosità e ho seguitato a camminare senza cambiare direzione, finendo per trovarmi faccia a faccia coi due.
Ovviamente anche lui a un certo punto ha scorto me; sorpresa e imbarazzo erano troppo forti per consentirgli di improvvisare una controffensiva; mi ha rivolto un rapido sguardo tra i più angosciati che essere umano abbia mai proiettato davanti a sé e io ho fatto finta di niente, decidendo d’aspettarlo al varco dell’imminente confronto domestico. Sa cosa è stato capace di sostenere l’inossidabile guitto? Che ha un sosia e che io sarei l’unica a non saperlo. Ho trovato la sua prontezza di spirito così colma di gaia e grossolana genialità che l’ho assolto, senza riuscire a dire alcuna delle invettive che m’ero preparata. Mi domando se sia giusto che, oltre a farmi infinocchiare dal mio uomo, mi lasci anche intenerire.
Ilaria Molfetta (Bari)”

Ecco la risposta:


”Ecco qua un vero Uomo da non lasciarsi sfuggire! Lei ha ragione definirlo stupendo, perché pur
non essendole forse rigidamente fedele, ha il grande pregio di saperla divertire, stupire, intenerire, infinocchiare come un meraviglioso prestigiatore o poeta. Pensi che barba avere accanto un uomo irreprensibile, incapace di farla arrabbiare, di provocarla, di trasformarla in Sherlock Holmes, di incantarla con la sua fantasia e la sua improntitudine!
I vostri vent’anni insieme diventeranno quaranta e oltre proprio perché lui si prende qualche svago, ma poi si fa perdonare, spiazzandola con le sue menzogne così poco credibili da diventare molto più succose di una banale verità. Fare coppia è diventata una gran fatica: essere capaci di renderla eccitante mi pare la massima medicina per tenerla insieme: anche perché non sempre la fedeltà nasce dal ferreo amore, ma piuttosto dalla mancanza di occasioni o dalla mancanza di fascino o da una generica indifferenza al mondo. In ogni caso: pensi se avesse visto il suo uomo procedere teneramente abbracciato a una figura dello stesso sesso! Quale magnifica menzogna avrebbe escogitato? “

 

Devo concludere che ho sempre sbagliato tutto?

Un saluto a tutti.

Claudio

January 10

Chi sono?

 

Mi è stato passato il testimone perché dica cinque cose di me.

Molto difficile ed imbarazzante, perché in genere mi piace più osservare gli altri che guardarmi l’ombelico. Tra l’altro io sono la persona con la quale sto più a lungo, per cui trovo più interessante cambiare ogni tanto.

Comunque, eccomi, ma dovete lavorare un po’ di fantasia perché userò il gioco di “ se fossi…..:

 

1)    Se fossi un libro mi piacerebbe essere “Guerra e pace” di Tolstoj. Forse un po’ demodé,  per i gusti attuali, ma per me sempre valido, anzi unico, il libro che vorrei con me su di un'isola deserta, complesso e completo, con tutti gli aspetti e le problematiche della vita, pieno di amore, avventura, saggio di una saggezza antica e popolare anche nella sua accettazione della imprevedibilità delle vicende umane, con un ritmo più vicino a quello naturale di quello ci viene oggi imposto continuamente.

2)     Se fossi un brano musicale, mi piacerebbe essere un concerto per piano di Mozart, in particolare l’andante del concerto n. 21 in Do magg. K 467,  sognante, che distende ma riempie mente e cuore e fa volare la fantasia (ascoltare per credere).

3)    Se fossi un oggetto, mi piacerebbe essere una barca a vela, non tanto grande, di legno e armata a ketch (due alberi). Al largo, lontano dalla terra, con un’andatura al traverso (vento di lato a 90°), senza una meta precisa, immersa negli elementi e con solo i rumori del vento e del mare.

4)    Se fossi un alimento, mi piacerebbe essere frutta fresca di ogni tipo, matura, colorata, semplice, naturale, diretta, sana e “primitiva”  .

5)    Se fossi una persona, mi piacerebbe continuare ad essere quella che sono, con i miei difetti e quelli che io considero i miei lati positivi, con i segni che mi ha lasciato la vita e l’illusione che questa duri per sempre. Con l’entusiasmo e la fiducia che mi ha portato a fare quattro figli, tre nel giro di sei anni, grazie alla donna che ho incontrato purtroppo troppo tardi. Conscio però che la vita è tutto un fare finta che, cominciando appunto dalla illusione nostra eternità, e che siamo in balia del caso. Pronto perciò ad apprezzare tutte le cose positive, anche piccole, che capitano e a ridimensionare le avversità nella prospettiva che meritano, nella consapevolezza che “anche questa passerà”.

 

Penso di avervi detto molto più di cinque cose su di me, anche se non so chi potrà esserne interessato.

 

Un saluto a tutti.

 

Claudio

January 04

Cosa ci fanno mangiare?

A scuola dalle api

 

Maria Novella Oppo

 

Anche le api scioperano contro le piante geneticamente modificate. La clamorosa notizia è stata data dai tg e spiegata dal notiziario scientifico "Leonardo", che va in onda su Raitre alle 14,50 per pochi minuti. E non si capisce perché la cultura scientifica abbia così poco spazio nei palinsesti Rai. Tornando alle api, quelle canadesi (e speriamo anche le nostre) distinguono gli ogm e li evitano, perché ne vengono intossicate. Non così l´uomo, che continua a fare tutto quanto gli nuoce a livello planetario. "Leonardo" ci ha anche mostrato come in Europa gli ogm vengano identificati con complesse procedure (mentre basterebbe chiedere alle api), per essere segnalati ai consumatori. Intanto negli Usa stanno per essere messe in vendita carni di animali clonati prive di alcuna certificazione. Dunque era falso che gli ogm fossero necessari per sanare la fame nel mondo. Infatti i prodotti così alterati non vengono distribuiti agli affamati, ma venduti allo stesso prezzo degli altri, per rispondere alla fame insaziabile delle multinazionali.

 

dall’Unità del 4.1.2007

 

Buona giornata a tutti

 

Claudio

 

 

December 24

Auguri

A tutti coloro che festeggiano il Natale
 
 

 

Ed a tutti gli amici e frequentatori di questo spazio
 
 
 

 
 
AUGURI A TUTTI
 
 
CLAUDIO
 
 
October 04

La musica non cambia - 2

Scorrendo i giornali su internet ho trovato, sull'Avvenire, questo  editoriale  che si poneva le stesse domande del mio intervento di ieri.

 

 

Ve lo propongo come ulteriore spunto di riflessione e, perché no, di discussione.

 

"L'ITALIA DEI REDDITI DICHIARATI

 

MANOVRA PER UN PAESE SFALSATO

 

Giorgio Ferrari

 

Qualcuno con felice sintesi ha detto che questa Finanziaria rappresenta «una manovra vera per un Paese falso». O sfalsato. Niente di più azzeccato. Perché pretendere di far credere che l'Italia si regga sui redditi dichiarati dalle tabelle diffuse dal governo è sterile esercizio di arroganza e di impotenza insieme o, alla meglio, un imperdonabile peccato di leggerezza.
Sappiamo tutti che individuare un ceto medio basandosi esclusivamente sui redditi da lavoro dipendente finisce per fornire una fotografia profondamente alterata - e quindi ingannevole - del nostro Paese, in quanto tre almeno sono le componenti della ricchezza nazionale: il reddito fisso (quello dei lavoratori dipendenti, appunto), il reddito occulto (quello da lavoro nero) e il reddito fantasma (quello che si annida nell'elusione fiscale e nei contribuenti totalmente ignoti al fisco). Componenti, queste ultime due, di tale rilevanza anche secondo le stime più benevole, da aver più di una volta fatto inarcare i sopraccigli ai membri dell'Unione europea che maggiormente contribuiscono al bilancio comunitario (la Germania, l'Olanda, la Svezia). Infatti il contributo europeo si misura in ragione del gettito Iva, che in quei Paesi, si sa, viene assolto quasi per intero e nel nostro, si sa altrettanto bene, viene largamente evaso, a cominciare dagli scontrini che i commercianti non consegnano ai clienti per finire con le parcelle professionali pagate in nero.
Si configura così un paradosso nei numeri e nella sostanza: l'Italia è ancora un Paese ricco, con cospicui risparmi, con notevole liquidità e una ragguardevole riserva di capitali pro capite, solo che tale ricchezza al momento non è censibile, perché due delle tre componenti cui accennavamo sono soltanto stimabili per difetto e non realmente conteggiabili. Diciamo, senza esagerare, che almeno un terzo della ricchezza nazionale si condensa in quelle due aree grigie, opache e spesso impenetrabili. E tutto ciò senza contare il reddito illegale prodotto dalla criminalità organizzata, una voce che da sola basterebbe a varare un paio di manovre economiche.
Si dirà: ma il governo non può far altro che lavorare su parametri certi, ovvero sul gettito fiscale, sulle cartelle delle tasse, su ciò insomma che gli italiani dichiarano. Ossia sugli 11mila euro annui dichiarati da alcuni commercianti, sui 5mila euro di alcuni tassisti, sugli umoristici 20mila euro di alcuni professionisti. Basterebbe una verifica sul pubblico registro automobilistico per domandarsi come costoro possano permettersi due fuoristrada, ma questa verifica nessuno la fa. O meglio, nessuno la vuol fare, come se una parola d'ordine segreta imponesse a ciascun governo - non importa di quale colore, provenienza, orientamento - di non andare mai a frugare nelle tasche gli italiani.
Il risultato, in questo regno della mezza legalità che è il nostro Paese, sta sotto i nostri occhi: si scambia il Paese della dichiarazione dei redditi per il Paese reale, commettendo in ciò una autentica ingiustizia sul piano contabile che finisce per diventare un vulnus palese sul piano sociale e in ultima istanza etico.
Rimedi? Ci piacerebbe poter pensare che questi cinque anni vengano spesi per riportare a galla ciò che è sommerso e alla luce ciò che è nascosto. Perché i conti finalmente si facciano su una base equa, condivisa, comune. E non su una sola delle tre gambe su cui poggia la ricchezza reale italiana."

 

Una saluto a tutti.

 

Claudio

October 03

La musica non cambia, purtroppo.

Eccomi di nuovo a condividere le mie riflessioni con i pochi visitatori di questo mio diario.

Sono stato assente tutto questo tempo un po’ perché sono stato impegnato da tre figlie piccole, due  ancora in vacanza dalla scuola, oltre che dalle altre incombenze  necessarie all’andamento domestico (ebbene si, sono un papà casalingo e per scelta), ed un po’ forse per  non riprendere completamente  il tran tran solito, del quale anche il blog ormai fa parte.

Ma sono un po’ di giorni, sin da quando uscirono le prime indiscrezioni, che rimugino quanto sta accadendo con quel governo che avevo tanto desiderato, e della cui formazione avevo gioito.

Premetto che mi considero un democratico, progressista, aperto, solidale, ed in alcune circostanze forse un po’ anche autolesionista. Non faccio parte dei “ricchi”, dei quali peraltro non approvo e non desidero il modo di vivere, non raggiungo la fatidica e discriminante soglia dei 70.000 euro annui di reddito, non sono un lavoratore autonomo, né un imprenditore.

Non posso però fare a meno di esprimere le mie perplessità sia sulle modalità di stare insieme(?), che sui contenuti degli atti del governo Prodi.

Mi riferisco in particolare all’ultima finanziaria, che sta suscitando tanto clamore e scontento anche da parte degli elettori del centrosinistra.

Vorrei che qualcuno mi dicesse dove sbaglio se, riconosciuta la validità in linea di principio dei provvedimenti a favore delle classi più basse di reddito e dell’imprenditoria ed occupazione meridionale, mi sembra che ancora una volta a pagare saranno quelli che già pagano. Cioé i contribuenti già noti all’erario, che pagano tutto il dovuto perché soggetti alla ritenuta alla fonte e che risultano, statistiche alla mano, far parte delle classi benestanti. Essi quindi oltre a dover pagare ticket diversi, non ricevere assegni familiari, bonus bebé vari,  vedersi superati nelle graduatorie per l’assegnazione di posti in asili nido pubblici e servizi sociali analoghi, subiscono la beffa di pagare perché di quei servizi ne usufruiscano maggiormente coloro che hanno la possibilità di apparire come finti poveri, perché l’entità del reddito da dichiarare è lasciata al loro buon cuore.

Noi tutti sappiamo di  chi si tratta, vediamo il tenore di vita che conducono, in alcuni casi, ove il lavoro che svolgiamo lo consenta, conosciamo l’entità dei loro guadagni, delle loro proprietà ed investimenti.

Mi sembra assurdo che, in un Paese nel quale l’evasione fiscale è stimata in 200 miliardi di euro e ci sono categorie che denunciano cifre che  sono un insulto all’intelligenza di chi le legge, si continui a prendere il reddito dichiarato quale indicatore di benessere, da utilizzare per individuare chi è ricco o benestante e chi invece versa in stato di bisogno e necessita della solidarietà e dell’aiuto della società.

E’ stato detto che per il recupero dell’evasione occorre tempo e che fra due anni ci verrà restituito quanto è stato tolto. Ho abbastanza capelli bianchi per riconoscere la tipica “politica dei due tempi”, nella quale purtroppo il secondo non arriva mai, o almeno questa è sempre stata la mia esperienza da che ho memoria. E da che ho memoria sento parlare di necessità di riforme, di lotta all’evasione fiscale, di provvedimenti a favore delle famiglia, della scuola, della sanità, dei trasporti, etc. etc., ognuno può aggiungere molte altre promesse in attesa di essere onorate.

Avrete capito che sono rimasto deluso, mi aspettavo un guizzo di fantasia, magari copiando quello che succede all’estero senza che nessuno se ne scandalizzi. Mi riferisco, ad esempio, a quanto fa il fisco inglese, che controlla la congruità tra i flussi di pagamenti ed incassi che transitano sui conti correnti bancari dei singoli, e quindi del tenore di vita e dei guadagni, e quanto dichiarato all’erario. Tutti i pagamenti avvengono con carta di credito o assegno, come è normale nei paesi civili, e perciò transitano sul conto corrente bancario. (Una volta, a Londra, volendo pagare un albergo in contanti mi sono sentito dire che lo fanno solo gli italiani ed i….mafiosi, che forse per loro sono la stessa cosa). In caso di anomalie, il contribuente è gentilmente invitato a fornire spiegazioni su come, pur dichiarando così poco riesca condurre un sorprendente tenore di vita, o abbia potuto acquistare beni che uno della sua classe di reddito non dovrebbe potersi permettere.

Non sarebbe molto difficile, ma se si proponesse da noi una cosa simile farebbero le barricate.

Un’altra possibile fonte potrebbero essere le situazioni patrimoniali fornite periodicamente alle banche da tutti coloro che godono di una linea di credito ( fido o scoperto, carta di credito, prestito, mutuo e similia). In genere, annualmente, in occasione del rinnovo della linea di credito, deve essere presentata una nuova situazione patrimoniale che, spesso, essendo richiesto un aumento dell’importo concesso, sarà migliore di quella dell’anno precedente. Basterebbe incrociare gli incrementi patrimoniali con i redditi dichiarati per farsi tante domande.

Finisco qui per non annoiarvi né rattristarvi ancora.

La soluzione? Ai giovani consiglierei di andare vivere in un paese civile, nel quale sia stata superata la struttura feudale della società che ancora caratterizza la nostra, ad esempio l’Irlanda, dove sono stato di recente e della quale vorrei riportarvi qualche impressione, la Spagna, che oltretutto ha anche un bel clima ed una buona cucina, che non guastano e, per gli amanti dei viaggi, la Nuova Zelanda, che per me ha anche il pregio di avere più barche a vela che automobili.

 

Un saluto a tutti.

 

Claudio

July 21

Lago, sole, vento.

 

 

ECCOMI DI RITORNO 

DOVE  VIVO.

 

IL MARE, PERO',

 E' TUTTA UN'ALTRA COSA.

 

 

 

BUONE VACANZE A TUTTI

 

 

Claudio

June 28

Mare, sole, vento

 

 

ECCO

DOVE MI PIACEREBBE VIVERE !

 

 

 

BUONE VACANZE A TUTTI

 

 

Claudio

June 23

Buttasse co’ le mani avanti pe’ nun cascà all’indietro

Così dice a Roma di chi pronuncia scuse inopportune o non richieste, di chi fornisce giustificazioni preventive a qualcosa che deve ancora accadere.

E’ quello che sta facendo il comitato per il sì al prossimo referendum.

 

Dal Corriere della Sera di oggi:

 

“Referendum: c'è partita, si ritardi lo spoglio.

 

Calderoli: «Il governo vari un decreto che vada a modificare la procedura e gli orari previsti per le operazioni di scrutinio»

ROMA - Ora la parola d'ordine è ritardare l'inizio dello scrutinio, che dovrebbe cominciare lunedì 26 alle 15, subito dopo la chiusura delle urne. «Comprendiamo che la coincidenza temporale delle operazioni di spoglio con la partita di calcio della nazionale non poteva essere prevista fino all'esito della partita di ieri, però credo che la posta in gioco sia talmente importante per cui è assolutamente auspicabile, a questo punto, una convocazione di urgenza del Consiglio dei Ministri per l'emanazione di un decreto legge che vada a modificare la procedura e gli orari previsti per le operazioni di scrutinio». Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord e Vice Presidente del Senato.

 

 

RITARDARE LO SCRUTINIO - Calderoli poi aggiunge: «È curioso però che un governo che ha posto come punto programmatico, sui cui ha richiesto la fiducia al Parlamento, proprio la riforma costituzionale, non abbia ritenuto di procedere in tal senso già questa mattina, visto che c'è stata una seduta del Consiglio dei Ministri e già si sapeva della sovrapposizione dei due eventi. Mi auguro che si tratti di una semplice dimenticanza perchè, diversamente, dovrei pensare che si attribuisca all'evento scarsa importanza ovvero che si cerchi di sfruttare la disattenzione per obiettivi precisi».
Il comitato per il sì al referendum va oltre e indica anche un orario preciso per l'inizio dello spoglio: le ore 20, per essere sicuri che la partita Italia-Australia (inizio ore 17) sia finita anche in caso di tempi supllementari e calci di rigore.

MA IL FRONTE DEL NO NON E' D'ACCORDO - «Non siamo affatto preoccupati per la coincidenza della partita dell'Italia con lo scrutinio per il referendum costituzionale». È quanto dichiara Maurizio Chiocchetti, esponente dei Democratici di Sinistra e del Comitato promotore del No al referendum. «Innanzitutto perchè ci auguriamo di avere l'occasione di festeggiare due volte, per la vittoria del NO al referendum e per il passaggio del turno della nazionale». «Poi, perchè la partita non distrarrà uno spoglio peraltro molto semplice; si tratta infatti di contare i SI e i NO». «Infine - continua Chiocchetti - perchè il personale delle sezioni elettorali è preparato e diligente. E poi come sempre saranno presenti ai seggi i rappresentanti dei comitati». «Invitiamo pertanto il senatore Roberto Calderoli a non fare allusioni circa la regolarità delle operazioni di scrutinio. Sembra il suo l'atteggiamento di chi sente avvicinarsi la sconfitta - conclude l'esponente dei Ds - peraltro la terza consecutiva della destra in pochi mesi. Anche in questa occasione, così come alle scorse politiche, ci sarà un risultato che dovrà essere rispettato da tutti».”

 

Chissà perché ma già immagino come andrà a finire.

Di fronte alla sconfitta (speriamo) cominceranno a gridare ai brogli, come già hanno fatto per le politiche. I comunisti, che, in quanto anti-italiani, non hanno seguito la partita, hanno approfittato della momentanea distrazione di tutti gli onesti cittadini, impegnati a tifare  per la nazionale e a gridare “forza italia” per truccare ancora una volta i risultati della volontàpopolare, che i sondaggi della solita società americana davano nettamente a favore del fronte del sì.

Ma cresceranno mai? Ci lasceranno mai in pace? O confidano sulla nostra stanchezza?

Comunque andiamo a votare tutti un bel

NO

 

Buona fine settimana a tutti e buon voto.

 

Claudio

 

June 19

Intercettazioni

 

Dal blog di oggi di Beppe Grillo: 

 

"Dritto e sicuro batte il siluro...

 

Mentre a Torino sono sfilati gli omosessuali è arrivata da AN la risposta che ci si attendeva. Forte, chiara e fascista. Maschile, italiana e romana. Da nostalgici delle faccette nere. La voce virile del portavoce di Fini, Salvatore Sottile, che rimbomba nelle intercettazioni richiama quella del Duce. Di lui che si intratteneva velocemente nel pomeriggio con ragazze del popolo. Di lui che lo faceva direttamente sulla scrivania della sala del Mappamondo di Palazzo Venezia. Di lui che salutava romanamente dopo il rapporto. Che rimpianti.
Il portavoce di Fini valutava il talento artistico di future vallette e presentatrici della Rai alla Farnesina, al palazzo del ministero degli Esteri. Mentre Fini prendeva il tè con la Rice, lui procedeva ad esami ginecologici. Fini ignaro, non si è mai portato a casa nulla. E questo è l’unico vero motivo di possibili futuri attriti tra i due.
Sottile è un benefattore. Anche grazie a lui gli italiani hanno ammirato culi e tette tutte le sere. Se ad influenzare le decisioni della Rai fosse stato un altro partito, meno attento alla f..a, cosa sarebbe successo? Se i gusti sessuali di An fossero stati più alternativi, gli italiani si sarebbero sciroppati piselli e viados.
Grazie An. Un ringraziamento che voglio estendere, anche se so che mai sottoporrebbero alle loro voglie delle ingenue ragazze, a La Russa, a Landolfi, a Gasparri e a Storace. I campioni del c..o pride. Quello che ci rende italiani veri. Li vogliamo vedere sfilare. L’uomo, si sa, è cacciatore e, se è fascista, un po’ prevaricatore. Un suggerimento a Fini per portare avanti questa battaglia degli attributi: nomini prossimo portavoce Flavio Briatore, il fidanzato d’Italia."

(http://www.beppegrillo.it/2006/06/dritto_e_sicuro.html#trackbacks)

 

Invece di tanti inutili e noiosi programmi tv, potrebbero trasmettere le intercettazioni delle telefonate degli abitanti del “bel mondo” ( perché bello poi?). Avrebbero un salutare effetto di ridimensionamento e sputtanamento (sorry) degli individui e del tipo di vita degli interessati.

 

Un saluto a tutti.

 

Claudio

 

June 14

Co.Co.Co. di lusso

 

“Vespa, il Co.Co.Co.

 


C'è nel paese un dibattito continuo, estenuante, attorno al dilagante fenomeno del lavoro precario e molto flessibile. Studiosi e sindacalisti citano i casi dei cosiddetti "call center" dove torna il lavoro a cottimo. E' una forma moderna per ridurre l'individuo simile all'operaio chapliniano di "Tempi moderni". Rischia però di scomparire dalla scena, in tutto questo gran parlare, un caso umano eclatante. È quello di Bruno Vespa, agile e obiettivo conduttore della famosa trasmissione "Porta a porta".

È successo che il conduttore sia stato minacciato dagli estremisti amministratori della Rai, capitanati dal sovversivo Claudio Petruccioli. Gli vorrebbero rubare un'intera puntata settimanale. Un fatto inaudito, incomprensibile. Semmai bisognava fare il contrario: dargli sette serate su sette. Sembra che abbia condotto soltanto 150 serate in un anno. E perchè non 365, perché non vederlo anche la notte di Natale e di Capodanno? Perché non farlo apparire a reti unificate e in replica non solo sul satellite ma anche, magari, sulle reti Mediaset, su Televideo e sui personal computer di ciascuno di noi, tutti i santi giorni? Questo sì che sarebbe un omaggio all'informazione obiettiva, pulita, serena.

La verità è che il centrosinistra lo vuole ridurre alla condizione di un Co.Co.Co. qualsiasi senza diritti e senza tutele. Eppure trattasi di un Uomo che presta la sua opera per pochi soldi, inferiori a quelli - come lui stesso ha ricordato con fine riguardo - all'anziano Enzo Biagi. Adesso comprendiamo perché l'anziano e stimato giornalista sia improvvisamente scomparso dai teleschermi: costava troppo. E' la solita solfa: i padroni di turno preferiscono la mano d'opera a buon mercato e precaria. Come Bruno Vespa. Un Co.Co.Co. qualsiasi, con contratto rinnovabile.

brunougolini@mclink.it “

 

dall’Unitàonline di oggi.

 

Per informazione sappiate che il superconduttore gode di un contratto, rinnovato nel 2005 per altri 5 anni, che, come ha affermato il consigliere di amministrazione RAI Rizzo Nervo, "prevede un minimo di 100 puntate l'anno, quindi tre a settimana, fino al 2010 per un importo annuo di 1.187.000 euro. Più dei compensi dei direttori di Tg1, Tg2, Tg3, Tgr e Giornale Radio messi insieme".

 

Ogni commento è superfluo. Mi vanto di non essere tra i suoi telespettatori.

 

Un saluto a tutti e spegnete la TV, ci sono tanti bei libri interessanti da leggere.

 

Claudio

June 13

Che fare?

Dal Corriere della Sera del 13 giugno 2006.

«La proibizione aumenta il desiderio di trasgressione. E aiuta la mafia»

L'ex ministro Veronesi: sì all'eroina di Stato

L'oncologo milanese favorevole alla legalizzazione delle droghe: «In Svizzera ha fatto calare il numero di tossicodipendenti»

 

 

MILANO - «La legalizzazione delle droghe ha effetti positivi. Intendiamoci: io sono contro tutti gli stupefacenti, ma penso che non sia con il proibizionismo che si risolva il problema». Ad affermarlo, in un'intervista al settimanale Grazia, è l'ex ministro della sanità, l'oncologo Umberto Veronesi. «Siamo tutti contrari alle droghe, leggere o pesanti - precisa Veronesi-, nessuno dice che fanno bene. Ma abbiamo soltanto due scelte davanti a noi: proibire o educare. È possibile proibire? E, soprattutto, possiamo essere certi che la proibizione sia rispettata? Io credo di no».

«PROIBIRE NON SERVE» - Secondo l'oncologo milanese «la proibizione non è un deterrente, al contrario fa aumentare nei giovani il desiderio della trasgressione. Non solo: la proibizione rende costosissime le droghe e spinge chi ne fa uso a compiere atti criminali per procurarsele. E c'è un ultimo argomento a favore della droga di Stato: il proibizionismo è all'origine del mercato nero che alimenta la malavita internazionale e in Italia è la principale fonte di sostentamento per la mafia. Sono convinto che se vogliamo combattere davvero la criminalità organizzata bisognerà considerare seriamente l'abolizione del proibizionismo».

LA RICERCA - A sostegno della sua posizione Veronesi cita una ricerca effettuata in Svizzera: «Liberalizzare le droghe pesanti fa calare il numero dei tossicodipendenti: è il risultato, pubblicato sull'ultimo numero del settimanale scientifico Lancet, di uno studio condotto dall'universitá di Zurigo. L'esperimento è iniziato nel 1991, quando la Svizzera ha cominciato un programma di somministrazione controllata di eroina. Se dieci anni fa i neoconsumatori erano 850, oggi la cifra è scesa a 150 (circa l'82% in meno)».

PROBLEMA MEDICO - L'ex ministro cita i commenti degli autori della ricerca, il sociologo Carlos Nordt e lo psichiatra Rudolf Stohler, secondo cui «questi dati dimostrano che la politica liberale sulla droga della Svizzera non ha provocato la tanta temuta banalizzazione del consumo di eroina, cioè il rischio di usarla di più perchè era più facile procurarsela. Al contrario, la dipendenza da eroina è diventata sempre più un problema medico e ha perso la sua immagine di atto di ribellione».

RISULTATI POSITIVI - «I risultati di questa ricerca non mi meravigliano - conclude Veronesi- giá dopo un anno dalla legalizzazione dell'eroina per i tossicodipendenti gravi, all'inizio degli Anni 90, il governo elvetico aveva ottenuto una riduzione del 20% delle morti per overdose».

 

Che ne pensate?

Io credo che il proibizionismo non abbia mai risolto nulla. Anzi, abbia creato il piacere del "peccato" (vedi noi di cultura cattolica nei confronti del sesso, vedi gli USA ai tempi del bando agli alcolici etc. etc.).

Come disse una volta un tassista napoletano, che attraversava tutti gli incroci con il semaforo  rosso, ad un terrorizzato turista del nord: "se uno le regole non le viola, che gusto c'è?". 

 

Un saluto a tutti.

 

Claudio

June 10

British humor

Dal Corriere della Sera del 9.6.2006.

 

“La barzelletta più bella di tutti i tempi.

 

Ecco la storiella più votata dai lettori sul sito «Laughlab»:

Due cacciatori si trovano in un bosco del New Jersey. Improvvisamente uno dei due crolla a terra. Sembra che non respiri più e i suoi occhi sono assenti. L'amico chiama immediatamente i soccorsi al telefono. Urla: «Il mio amico è morto! È morto! Cosa posso fare?». «Cerchi di calmarsi, la prego - gli risponde l'operatore - Innanzitutto si assicuri che sia realmente morto». Un attimo di silenzio, poi si sente un colpo di fucile. «Ok. E adesso?»

E questa è la barzelletta che si è piazzata seconda:

 

Sherlock Holmes e il dottor Watson si trovano in un campeggio per una vacanza. Dopo una ricca cena e un'ottima bottiglia di vino, si ritirano in tenda e si addormentano profondamente. A un certo punto della notte Holmes si sveglia e scuote l'amico.
«Watson, Watson, guardate in alto nel cielo e ditemi cosa vedete!».
«Vedo milioni e milioni di stelle, Holmes».
«E cosa ne deducete?» chiede Holmes.
Watson riflette a lungo e poi replica: «Beh, da un punto di vista astronomico, questo mi fa pensare che ci sono nel cielo milioni di galassie e quindi, potenzialmente, miliardi di pianeti. Da un punto di vista astrologico, mi fa osservare che Saturno è in Leone. Da un punto di vista orario, guardando la Luna, ne deduco che sono circa le 3:15. Da un punto di vista meteorologico, mi aspetto che domani avremo una bellissima giornata. Da un punto di vista teologico, mi fa capire che Dio è Potenza Infinita e che noi siamo solo una piccolissima e insignificante parte dell'Universo. Ma perchè me lo chiedete? Cosa suggerisce a voi tutto questo?»
Holmes rimane un attimo in silenzio e poi esclama: «Watson,siete un idiota! Qualcuno ci ha rubato la tenda!» “

 

 

E per restare a casa nostra:

 

 

 

Un tizio telefona alla segreteria di Palazzo Chigi:

"Vorrei parlare con il presidente del consiglio "BERLUSCONI".

Il segretario molto gentilmente gli risponde:

“Guardi che Berlusconi non è più il presidente del consiglio, se ci vuole parlare deve chiamarlo direttamente ad Arcore, a casa sua”.

Secondo giorno lo stesso tizio richiama e chiede ancora di parlare con il presidente del consiglio "BERLUSCONI",  al che il segretario lo riconosce e gli dice di nuovo che non può farlo perchè Berlusconi non è più Presidente del Consiglio.

Terzo e quarto giorno stessa storia, finchè all'ennesima richiesta di parlare con Berlusconi il segretario si infuria e gli grida:

"Basta! L'ha capito o no che Berlusconi non è più il presidente del consiglio?"

E il tizio:

"Sì..... MA MI PIACE TANTO SENTIRMELO DIRE!!!"

 

Buona fine settimana a tutti.

 

Claudio

 
June 01

Elogio della tranquilla vita normale

 

“Mi riferisco alla lettera del Sig. xxyy «insopportabile vita normale».

Non posso proprio fare a meno di esprimere la mia protesta che, purtroppo, può essere solo «sussurrata» dal filo di inchiostro della mia penna.

Vorrei urlarla, invece, la mia protesta. Ho 32 anni, un bellissimo figlio di 15 mesi, un marito meraviglioso ed un altro figlio in arrivo per marzo.
E quasi ogni mattina, aprendo gli occhi, ripasso dentro di me il dono enorme che mi è stato fatto: una casa (dimentichiamo forse quanta gente qui e nel mondo vive per strada), un lavoro (questo punto ormai si commenta da sé), un figlio a tutt’oggi sano e normale (come vede Sig. xxyy  non do per scontato nulla) e, spero,
altrettanto per il secondo in arrivo.
Ringrazio Dio (o chi per lui ) che mi ha donato un fisico sano, due occhi un po’ miopi che mi consentono però di vedere la gente, i colori, il telegiornale, di leggere le fiabe a mio figlio. Due braccia forti che mi permettono sì, di portare le buste della spesa (è normale fare la spesa!), ma anche di andare in canoa, di abbracciare mio marito, di guidare, di applaudire chi mi piace. Due gambe non magrissime né esenti dalla tanto temuta cellulite, ma senz’altro solide e robuste, che mi hanno portato a spasso nei miei numerosi viaggi, nelle mie affannose gite in bicicletta, nelle mie corse, nelle mie nuotate. Un cervello funzionante che mi ha consentito di studiare, leggere, informarmi e confrontarmi con gli altri.
Quanta gente, peggio ancora, quanti bambini possono solo sognare tutto questo?
Lo dimentichiamo tutti troppo spesso, sicuramente io per prima. Ma basta farsi un giro per strada, in un qualunque ospedale, in qualche orfanotrofio o magari semplicemente nel proprio condominio.
La normalità non è un punto di arrivo in cui sotterrare le proprie velleità, è «solo» il punto di partenza da cui muoversi per assaporare tutte le infinite possibilità che la vita ci offre. Per questo io la considero un dono veramente «speciale».
Non sono una bacchettona, né tantomeno una gallina in batteria che attende solo di poter fare il suo uovo quotidiano per ingrassare il fattore.
Sono una giovane donna, sana. E non mi pare poco.
Se proprio non è convinto, caro Signor xxyy, Le propongo un esperimento: provi a pensare a quanto rimpiangerebbe la sua «noiosa» normalità di oggi se domani mattina si svegliasse con un «semplice» ma insopportabile mal di denti...
Come vede, tutto è veramente relativo. “

Ecco una lettera, scritta da una lettrice ad un giornale, che conservo da circa 10 anni. La tiro fuori per rileggerla, anche se ormai la so a memoria, nei momenti di tristezza, di sconforto, di ribellione al tran tran quotidiano. Mi piace farvela conoscere, con l’augurio che possa servire anche a voi.

Un saluto a tutti.

 

Claudio

May 25

E se fosse tutto vero?

 

 

E’ in uscita il libro “Il broglio”, ed. Aliberti, autore multiplo con il nome collettivo: Agente italiano.

E’ un giallo politico nel quale viene descritta la vicenda elettorale che abbiamo appena vissuto.

C’è un capo del governo, magnate delle tv ed altro, che denuncia per settimane di temere dei brogli elettorali ai suoi danni, nonostante che controlli tutto.

Ci sono un mucchio di sondaggi, anche stranieri e fatti dagli organismi più disparati, che sbagliano tutti, cosa mai successa prima. Tutti fanno il medesimo errore, un errore di 5 punti che riguarda però solo il partito del capo del governo, mentre azzeccano tutti i risultati della destra. E’ un mistero.

C’è anche il mistero delle schede bianche. Negli ultimi 15 anni elettorali sono state tra il 7 e l’8 per cento, questa volta sono scese al 3 per cento. Tre milioni di schede diventano solo 1 milione. La differenza di 2 milioni di schede è pari, guarda caso, a 5 punti percentuali, esattamente come l’errore dei sondaggi.

Mentre la vittoria annunciata, anche dagli exit poll, comincia a sfaldarsi per effetto dell’improvvisa ripresa di un solo partito della destra, il ministro dell’interno si reca a casa del capo del governo durante lo spoglio elettorale, cosa mai successa prima.

Mentre il voto sta cambiando, viene arrestato il  più longevo dei latitanti e l’inversione dei voti si ferma un momento prima del sorpasso.

Perché? La tesi del libro è che il ministro degli interni ed altri due ex democristiani abbiano fermato il broglio. Come? Grazie a delle prove nelle loro mani che potrebbero distruggerlo.

Chi avrebbe mai pensato che avremmo rimpianto i democristiani.

Fantapolitica? Può darsi, ma la nostra storia più o meno recente ci ha fatto vedere l’impensabile (ad esempio le stragi di stato e la strategia della tensione).

Però è strano che gli stessi pensieri sui brogli, da parte dello sconfitto, siano venuti anche a me e li abbia scritti nel mio intervento del 20 aprile <E nun ce vonno sta’> : http://spaces.msn.com/baloo078/blog/cns!1C4D0CEB5B633F26!791.entry.

 

Che ne dite?

 

Un saluto a tutti

 

Claudio

May 24

Italia: povertà e disuguaglianza sempre alte

Dal Corriere della Sera di oggi:

 

“I poveri sono 7,6 milioni: 1,5 milioni non arrivano a 800 euro al mese. Il 20% delle famiglie più agiate ha il 40% delle ricchezze

ROMA - In Italia la povertà è ben presente e negli ultimi otto anni non è calata. Inoltre la nazione si trova tra i Paesi europei dove esiste il maggiore divario tra ricchi e poveri: in pratica i redditi sono male distribuiti. Lo segnala l'Istat nel Rapporto annuale 2005 sullo stato dell'economia nazionale. Circa 4,2 milioni di lavoratori guadagna meno di 780 euro al mese.

INDIGENTI - L'ufficio di statistica segnala che gli indigenti in Italia sono 7,6 milioni, pari all'11,7% della popolazione, in pratica 2,6 milioni di famiglie. L'emergenza riguarda soprattutto il Sud, dove una famiglia su quattro è povera e dove le persone povere nell'ultimo anno sono aumentate di circa 900 mila unità. La povertà interessa per lo più i nuclei con tre o più figli minori, le famiglie dove il capofamiglia è pensionato o donna, anziana o sola.

REDDITI BASSI - I redditi più bassi riguardano il 28,2% delle donne contro il 12,3% degli uomini; il 36% dei giovani con meno di 25 anni; il 32% di chi ha un basso titolo di studio; il 21% delle persone che lavorano nel settore privato; il 40% dei lavoratori a tempo determinato. Oltre il 50% dei lavoratori a basso reddito opera nell'agricoltura, nella caccia e pesca.
Nel 2003 il reddito medio per famiglia è stato di 24.950 euro, pari a circa 2.080 euro al mese. Ma una famiglia su due ha un reddito mensile netto inferiore a 1.670 euro. Al Sud di solito c'è un solo percettore di reddito, mentre al nord due o più.

DISUGUAGLIANZE - L'indice di concentrazione dei redditi colloca l'Italia, insieme a Portogallo, Spagna, Irlanda e Grecia, tra i Paesi europei a maggiore diseguaglianza tra ricchi e poveri. Il 20% delle famiglie più agiate detengono il 40% delle ricchezze italiane. Inoltre il nostro Paese si colloca tra quelli a minore mobilità sociale. Risulta infatti difficile passare da una classe sociale all'altra. Le donne hanno una probabilità maggiore di quella maschile di permanere nella classe di origine: è il caso delle figlie della classe operaia agricola e della borghesia. L'incidenza sul reddito delle spese per l'abitazione è del 9,2% per le famiglie più ricche e del 30,7% per quelle più povere.

CONSUMI RIDOTTI - Nel 2004 il 25% delle famiglie ha comprato meno pane e pasta mentre oltre il 30% meno carne, frutta e verdura; il 37,2% ha ridotto l'acquisto di pesce; il 41,9% ha speso meno per l'abbigliamento e le scarpe. Il 15% ha optato per alimenti di qualità più bassa. Nel Mezzogiorno il 13,5% delle famiglie (contro una media nazionale del 7%) ha dichiarato di non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni. Al Sud il 21% delle famiglie non riesce a riscaldare adeguatamente la casa. Un terzo delle famiglie dichiara di arrivare con molta difficoltà a fine mese, il 27,5% non riesce a far fronte a una spesa imprevista di mille euro e solo il 26% è riuscita a mettere da parte dei risparmi nell'ultimo anno.”

 

Anche l’Istat deve essere pieno di comunisti, che vogliono sminuire le meraviglie ed il benessere creato dai 5 anni di potere del mininapoleon.

Si deve trattare senz’altro di “povertà percepita”, ma non reale.

 

Sarà dura.

 

Un saluto a tutti.

 

Claudio

May 19

Potenza della pubblicità

Eccomi di ritorno dopo un periodo di difficoltà con msn/spaces, non riuscivo assolutamente ad entrare.

 

 

 

 

Tutti lo leggono, tutti lo vanno a vedere, tutti ne parlano.

Non l’ho letto e non lo farò, ho moltissimi altri libri da leggere che mi attirano di più. Non lo andrò a vedere, e comunque non potrei farlo visto che siamo stati sequestrati dalle figlie e non abbiamo nessuno a cui lasciarle. Ne parlo perché ho trovato queste interessanti considerazioni di Umberto Eco sull’Espresso di oggi, e, visto che il mio blog dice “Riflessioni, etc. etc.”, approfitto e vi propongo  pensieri che condivido.

 

“Lo svelamento svelato

 

di Umberto Eco

 

Il clima New Age e la fame di mistero che si è sostituita al crollo delle ideologie e delle utopie secolari spiegano il successo del 'Codice' fasullo.

 

A Milano è stata organizzata nel Castello Sforzesco una mostra dedicata al Codice Trivulziano e ad altri cimeli di Leonardo da Vinci. È stato realizzato naturalmente anche un bel catalogo Electa ma, ciò che mi pare più interessante ancora da un punto di vista della diffusione della cultura, allo stesso argomento è stata dedicata l'esposizione fotografica permanente di via Dante.

Per chi non è di Milano, ricordo che da un po' di tempo lungo questa via ormai pedonale vengono esposti grandi pannelli fotografici, illuminati dal retro, dedicati volta per volta a un determinato argomento di varia enciclopedia (visioni della terra, usi e costumi asiatici e così via) con didascalie e altri riferimenti esplicativi. Le foto sono tutte di grande qualità e l'esposizione così ricca che anche chi, come me, ha occasione di percorrere questa via molto di frequente, ogni volta scopre sempre qualcosa di nuovo. Che ora l'esposizione riguardi l'opera di Leonardo mi pare molto bello, e dovrei sentirmi (come cittadino e utente della strada) molto contento.

Salvo che, evidentemente per attirare l'attenzione del pubblico, l'esposizione si intitola 'Il Codice Svelato'. Non occorre essere molto acuti per capire che, visto che si tratta di un'iniziativa volta a far conoscere meglio il Codice Trivulziano, il titolo sarebbe appropriato; ma non occorre essere necessariamente stupidi per fare immediatamente un'altra connessione e fiutare un'allusione al 'Codice da Vinci' di Dan Brown, libro, film, e annessi e connessi scandali e polemiche.

Io capisco che un fabbricante di mutande a scacchi, se improvvisamente scoppiasse un caso qualsiasi su presunte mutande a scacchi di Brad Pitt, farebbe benissimo a legare il nome della propria marca al caso in questione (per esempio lanciando lo slogan 'per un inguine allo stato Brad'), perché gli affari sono affari. Ma che si debba fare la stessa operazione e usare Dan Brown per 'lanciare' Leonardo (quando almeno Dan Brown aveva fatto con molta modestia l'operazione inversa, e cioè aveva usato Leonardo per lanciare se stesso) mi pare abbastanza sconfortante.


D'altra parte è quello che avviene dappertutto: al Louvre non riescono più a tenere lontani i visitatori che vogliono vedere la Gioconda, e non basta che, come è già stato notato, il cortocircuito sia bizzarro, poiché il libro di Brown parla di un enigma da decifrare guardando il Cenacolo e non Monna Lisa. È ovvio che è più remunerativo andare a vedere la Gioconda che non il Cenacolo, perché poi da Parigi si fa un salto alla Disneyland francese.

Non credo neppure ci sia da chiedersi perché un libro di successo debba spingere la gente a compiere faticosi viaggi di scoperta (mentre per 'Via col vento' nessuno era andato a cercare Tara, e dopotutto pochissimi vanno a vedere quel ramo del lago di Como): tutti ricorderanno che alcuni anni fa si era scoperto che il Mulino Bianco, che appariva su una marca di biscotti, esisteva davvero (ovvero i pubblicitari per poterlo fotografare avevano ridipinto un vecchio mulino di cui non importava più niente a nessuno), e torme di signori in canottiera alla domenica conducevano con la loro utilitaria i figlioli a vedere il Mulino (senza chiedersi se l'oggetto in pietra fosse l'originale dell'immagine dei biscotti o se non fosse l'immagine dei biscotti il vero originale di quella falsa reliquia).

D'altra parte mi dicono che ora la gente alla domenica va sui luoghi dove è stato ammazzato il piccolo Tommaso e dunque che si vada a vedere la Gioconda è ancora niente. La gente è fatta così, altrimenti alle elezioni Berlusconi avrebbe avuto meno voti di quelli che ha avuto.

Tuttavia - visto che anche persone dagli interessi culturali onesti e insospettabili hanno dovuto far ricorso al disvelamento di un Codice fasullo per poter contrabbandare materiale leonardesco autentico e di prima qualità - qualcuno (che ancora ha fiducia nel genere umano) potrebbe continuare ad arrovellarsi per capire perché le folle di tutto il mondo si siano appassionate non tanto a un romanzo (che in sé non è né più bello né più brutto di tanti altri) quanto alla presunta rivelazione mistica (o antimistica) che faceva baluginare.

La risposta riguarda naturalmente il clima New Age dei nostri decenni e la fame di mistero che si è sostituita al crollo delle ideologie e delle grandi utopie secolari. Ma quelli che dovrebbero stupirsi di meno sono proprio i custodi dell'ortodossia. I quali certo hanno ragione a dolersi che la gente prenda sul serio leggende abbastanza puerili che tra l'altro circolavano da decenni a prezzo stracciato in tutti i bugigattoli di scienze occulte, ma non dovrebbero dimenticare che a questo mercato del miracoloso hanno contributo a loro volta, facendo oggetto di turismo i luoghi di tanti improbabili miracoli e apparizioni.

Chi di Codice ferisce...”

 

Non posso aggiungere nulla a quanto scritto da Eco, se non che, almeno ogni tanto, la pubblicità potrebbe anche spingere per far leggere libri che aiutino a pensare e a cercare di capire  la realtà ed il mondo nel quale viviamo. Non è vera la giustificazione  che “il pubblico” non lo vuole e quindi non si guadagnerebbe, perché la qualità ha sempre reso. Ma forse il timore è che poi “il pubblico” diventi di gusti troppo esigenti e difficili da soddisfare, che si abitui a riflettere e pensare e cominci a dubitare e a non credere più alle panzane ammannite quotidianamente da tutti i media e dal circo di coloro che “fanno opinione” (spesso banale, brutta e conformista).

Buona giornata a tutti.

 

Claudio

 

May 12

Il dragone e l’elefante

 

Pensierino per la fine della settimana, dall’introduzione del libro che sto leggendo,

L’impero di Cindia

di Federico Rampini:

“Sono tre miliardi e mezzo. Sono più giovani di noi, lavorano più di noi, studiano più di noi. Hanno più risparmi e più capitali di noi da investire. Hanno schiere di premi Nobel della scienza. Guadagnano stipendi con uno zero in meno dei nostri. Hanno arsenali nucleari ed eserciti di poveri. Sono Cina, India e dintorni. Cindia non indica solo l’aggregato delle due nazioni più popolose del pianeta: è il nuovo centro del mondo, dove si decide il futuro dell’umanità. Tutto il meglio e tutto il peggio dipende da loro. Le speranze di progresso così come i rischi di catastrofi, il riscatto dalla miseria e la guerra all’inquinamento, la libertà o la repressione, la salvezza o l’orrore: la partita del XXI secolo si gioca qui.

………

E dietro di loro c’è il resto dell’Asia, trainato da queste due locomotive, coinvolto nello stesso formidabile decollo. Le nazioni più ricche — 130 milioni di giapponesi, 50 milioni di sudcoreani, 23 milìoni a Taiwan, la tecnopoli di Singapore — hanno appreso a utilizzare i costi di produzione cinesi e indiani per rimanere competitive nelle tecnologie avanzate.
Le tigri del Sudest asiatico come Indonesia (240 milioni), Filippine (88 milioni) e Malaysia (24 milioni) partecipano allo sviluppo come fornitrici di energia, materie prime, manodopera. I paesi della ex penisola indocinese (quasi 200 milioni fra Vietnam, Thailandia, Cambogia) diventano satelliti che ruotano attorno ai due colossi, studiano e copiano i modelli di Pechino o New Delhi.
Trecento milioni di musulmani fra Pakistan e Bangladesh sperano di agganciare il treno della crescita indiana. In totale, Cindia e satelliti con 3,5 miliardi di esseri umani sono cinque volte la popolazione dell’intero continente europeo inclusa la Russia, otto volte l’Unione europea allargata a 25 membri, tredici volte gli abitanti degli Stati Uniti. Più di metà dell’umanità è concentrata, in quest’area, ed è questa la metà che cresce. Cresce sia demograficamente sia economicamente. Tra le due crescite — popolazione e ricchezza — c’è un legame chiaro.
Nell’economia globale, la liberalizzazione del commercio, la velocità di comunicazione, la diffusione istantanea delle nuove tecnologie, rendono l’immenso bacino di manodopera asiatica vicinissimo ai mercati dei paesi ricchi.
Vicino perché capace di produrre quello che vogliamo noi, come lo vogliamo noi, e consegnarcelo a velocità record e prezzi imbattibili. La dimensione demografica garantisce che questo straordinario decollo durerà a lungo.
Ogni contadino cinese o indiano che lascia le campagne per andare in città a lavorare in una fabbrica vede la sua produttività (il suo contributo al Pil nazionale) moltiplicarsi per sette.
Ci sono ancora 800 milioni di abitanti delle zone rurali in Cina, 700 milioni in India. È di questa ampiezza il serbatoio di esseri umani che hanno ancora la possibilità di fare il balzo, l’aumento di produttività del 700 per cento. È questa la grande massa protagonista del XXI secolo.

…….

Il dragone e l’elefante si apprestano a riconquistare il posto che appartenne a loro per millenni: le due civiltà più antiche, le più ricche, le più avanzate durante gran parte della storia dell’umanità. Dietro il fenomeno Cindia c’è molto più di una vicenda economica. Riemergono contemporaneamente, dopo una parentesi di decadenza, due universi che hanno un passato di 5000 anni, una profondità storica sconosciuta perfino agli europei. Due nazioni che hanno a lungo primeggiato nella scienza e nella tecnica, che hanno dato al mondo alcuni dei più sublimi tesori dell’arte, dove sono nate grandi religioni e importanti filosofie laiche. Non sono solo attori della competizione globale. Sono popoli con culture forti e orgogliose che si confrontano con noi. È un’altra ricchezza che ci portano, valori, stili di vita, estetiche e sensibilità originali.
L’India è la madre di tutte le nostre lingue, la culla di divinità e poesie e musiche primordiali, il museo di bellezze monumentali che non ha mai dimenticato, il crogiuolo dove da tempi immemorabili si sono incrociate razze, influenze e culture.
La Cina fu una superpotenza tecnico-scientifica superiore all’Occidente per molti secoli; oggi, insieme a quella vocazione, riscopre Budda e il taoismo, Confucio e le raffinate tradizioni imperiali.
Ambedue le nazioni nell’era contemporanea sono state contaminate dalla modernità occidentale, si sono in parte americanizzate. Ma solo in parte. Restano portatrici di una magnifica diversità, anzi di due diversità irriducibili. “

 

Buona fine settimana a tutti e correte a studiare il cinese, ma forse è già tardi.

 

Claudio

May 11

Instabilità. Dov’è la novità?

 

 

All'Auditorium Parco della Musica di Roma si apre oggi il primo Festival Internazionale della Filosofia. Eventi, convegni, lezioni magistrali con importanti studiosi come Gianni Vattimo, Alberto Abruzzese, Umberto Galimberti, Massimo Cacciari, oltre a concerti jazz e spettacoli popoleranno lo scenario del "tempio delle musiche", e saranno trasmessi in diretta da Radio Rai Tre.

La parola chiave intorno a cui si svilupperà il Festival è l'instabilità: quel senso di incertezza provocato dal terrorismo, dai pericoli, dall'inquinamento ambientale, dalla precarietà che attanaglia l'esistenza dell'uomo contemporaneo. Presentando l'evento Walter Veltroni, sindaco di Roma, ha affermato: "A questa instabilità, le nuove generazioni non devono rispondere chiudendosi, ma continuando a interrogarsi, aprendosi all'universalismo di una società che cambia".

Ancora una volta l’uomo moderno non riesce ad accettare la sua fragilità, la sua insignificanza, la sua temporaneità nell’universo e negli eventi della natura e della storia.

I risultati del progresso scientifico, che ha conosciuto  una incredibile accelerazione, a partire dal ‘900, hanno dato all’uomo, occidentale, un’onirica illusione di onnipotenza e di illimitata capacità di controllo della propria vita e del mondo circostante.

Ogni tanto, però, il bel sogno si interrompe e il minuscolo uomo scopre di non aver i mezzi, cognitivi e tecnologici, , per poter fronteggiare  i vari tsu-nami, terremoti, cambiamenti climatici, buchi nell’ozono, aids, influenza aviaria, catastrofi economiche e finanziarie, pressioni demografiche di popoli in cerca di sopravvivenza, terrorismo e così via tremando.

In realtà non c’è nulla di nuovo sotto il sole. La situazione di precarietà ed insicurezza è stata una costante nella storia dell’umanità, e lo è ancora per la maggior parte della popolazione del pianeta. Forse il convegno, quando parla di “uomo contemporaneo”, si riferisce agli 800 milioni di fortunati ai quali apparteniamo. Anche noi, tra l’altro, è solo da pochi decenni che siamo liberi da quel senso di angoscia del futuro ed insicurezza che ha attanagliato le generazioni precedenti, fino al termine della II G.M.

Le guerre erano la normalità, non c’era terrorismo ma le morti per cause belliche erano infinitamente superiori. Altrettanto dicasi per le malattie, le catastrofi naturali, che erano del tutto imprevedibili. Per non parlare poi dell’alimentazione, le cui vicende erano legate ai capricci della natura, e del lavoro alla completa mercé dei “padroni”  e dei governanti. Le migrazioni avvenivano sotto forma di “invasioni barbariche”, di scolastica memoria.

Il timore che oggi serpeggia è quello che i popoli esclusi, invece di chiedere,  presentino il conto e pretendano la fine delle disparità imposte loro dalle politiche dei nostri predecessori, dei cui frutti godiamo tutti noi.

L'ansia deriva dalla scoperta che esistono dei limiti alle possibilità della scienza.

E’ la nostra posizione di privilegiati viziati che sentiamo traballare, e siamo psicologicamente ed emotivamente disarmati per affrontare  con determinazione e chiarezza di idee quelli che sono i problemi basilari dell’esistenza: sicurezza, cibo, salute.

Non siamo disponibili a dividere la nostra fetta di torta (più grande delle altre) con nessuno. “Il tenore di vita degli americani non è contrattabile” (G.W.Bush)”, ed il nostro di tenore di vita, com’è?

Un saluto a tutti.

Claudio

Tutti in montagna

Bruno Ugolini

dall’Unità di oggi

"Tutti in montagna Molti stanno preparando zaino e sacco a pelo. Intendono andare in montagna, come i partigiani di una volta. Sono soprattutto gli esterrefatti dirigenti di Forza Italia. Hanno appena ascoltato l'appello dell'illustre (si fa per dire) deputato Maurizio Bernardo. Ha dichiarato solennemente alle agenzie di stampa: «Prendiamo atto che oggi l'Italia non è più una Repubblica democratica, ma una nuova repubblica comunista». Come la Corea del nord. E Giorgio Napolitano è il nuovo Kim Il Sung.

A dire il vero il capo supremo Silvio Berlusconi è più cauto, anche perché preferisce il mare alla montagna. Ha assicurato: «Anche noi sappiamo organizzare gli scioperi». Li vedremo tutti all'alba davanti ai cancelli delle fabbriche, a fare i picchetti e a distribuire volantini. I focosi metalmeccanici non aspettano altro. Per ora, però - ha chiarito l'ex premier - si farà solo lo sciopero fiscale. Andranno nelle cartolerie ad impedire l'acquisto dei moduli per i 740 e 730. L'indignazione è grande. Anche perché quando avevano conquistato loro la maggioranza, i giochi erano stati ben diversi. Al Senato avevano eletto Marcello Pera che è una specie di Toni Negri di destra. E alla Camera Pierferdinando Casini che non è solo il fidanzato di Azzurra ma anche un esponente politico emiliano, quindi amico di tanti comunisti. E poi Forza Italia per dimostrare la propria generosità politica si era affrettata ad arruolare ex personaggi della sinistra come Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Renzo Foa, Giuliano Ferrara, Nando Adornato, Ludovico Festa, Piero Borghini.

Ed ora che faranno i nostri eroi? Insisteranno? C'è chi sostiene che sia tutta una sceneggiata per far rimanere eccitati gli elettori, fino alle imminenti elezioni a Milano, Roma, Torino, Napoli, Cagliari. E che zaini e sacchi a pelo saranno disfatti, subito dopo i risultati. Del resto anche durante le fumate quirinalizie il centrodestra ha messo in atto un comportamento singolare, imbarazzante. C'è chi voleva ritirarsi sull'Aventino (collina romana). Chi voleva introdurre carta straccia nella cosiddetta "insalatiera". Chi voleva a tutti i costi votare D'Alema per far dispetto. Chi voleva nascondersi dietro le colonne dell'aula parlamentare. Chi voleva mettersi in maschera, per non farsi riconoscere. C'era poi chi addirittura proclamava ai quattro venti che Giorgio Napolitano non solo era un personalità costituzionale perfetta, ma che era anche bello, buono, gentile, generoso, amabile, seducente. Chi lo dipingeva come un vero anticomunista, infiltratosi per sbaglio dai tempi di Togliatti nelle file del Pci. E però non lo si poteva votare. Insomma ne inventavano di tutti i colori. La verità è che si vergognavano di non poter scrivere quel nome sulla scheda. Alla fine, in preda a dolorosi contorcimenti, hanno prodotto una semplice scheda bianca. Un pizzino di 347 voti. Quasi a dire: scusaci Giorgio."

 

 un saluto a tutti

 

Claudio

 

May 09

Immaturità

 

Lo psicologo Umberto Galimberti, nella risposta alla lettera di una lettrice di Repubblica, citava una frase tratta dal libro “Il nuovo conformismo”( F.Furedi) :

 

<La diffusione massiccia della psicoterapia può servire a smorzare tensioni sociali, ad anestetizzare i possibili conflitti, a ridurre al silenzio le voci di ribellione, ridefinendo le questioni pubbliche come problemi privati dell’individuo>.

 

All’interno della risposta, si chiedeva “se siamo davvero così vulnerabili che, di fronte ad ogni incertezza della nostra vita, abbiamo bisogno di un’assistenza psicologica” , se “ si va diffondendo anche da noi, come è già diffusa in America, un’etica terapeutica per cui basta che un bambino sia un po’ vivace e turbolento che subito viene etichettato come affetto  da un  disturbo da deficit di attenzione con iperatività ?”

Rilevava poi il ricorso frequente a definizioni quali “sindrome da ansia generalizzata (  per dire che uno è preoccupato), fobia sociale (per dire che uno è molto riservato), ansia sociale (per dire che uno è timido), libera ansia fluttuante (per chi non sa di che si preoccupa). Tutti termini assenti nella stampa e nelle aule dei tribunali degli anni ‘70  e presenti in 8000 articoli di riviste e giornali nel 2003.”

Il termine “autostima era sconosciuto ed oggi è diffusissimo nei media, a scuola, nei servizi sanitari, nei posti di lavoro. “Dalla sua mancanza si fanno dipendere gli insuccessi scolastici, le demotivazioni professionali, la depressione in ambito familiare, la devianza giovanile, per arrivare alle tendenze e condotte suicide.”

Poiché nulla avviene per caso, anche i mutamenti linguistici rispondono a delle precise finalità.

Perché esperienze fino a ieri ritenute normali oggi sono considerate sindromi psicologiche?

“L’invasione della psicologia nella vita quotidiana mira a creare in tutti noi un senso di vulnerabilità, e quindi un bisogno di protezione, di tutela, quando non addirittura di cura”.

“La patologizzazione di esperienze umane fino a ieri ritenute normali risponde all’esigenza di omologare gli individui non solo nel loro modo di ‘pensare’ ( a questo ha già provveduto il pensiero unico), ma soprattutto nel loro modo di ‘sentire’."

“….va  diffondendosi anche nella nostra società l’intento di promuovere non tanto l’autorealizzazione, quanto l’autolimitazione degli individui che, una volta persuasi di avere un sé fragile e debole, saranno loro stessi a chiedere non solo un ricorso alle pratiche terapeutiche, ma addirittura la gestione della loro esistenza, che è quanto di più desiderabile possa esistere per il potere”.

“.. .la diffusione generalizzata dell’etica terapeutica è la versione secolarizzata dell’etica della salvezza, con cui le religioni hanno sempre tenuto gli uomini sotto tutela”.

E così anche dopo il crollo delle fedi e delle ideologie si è trovato un valido sostituto.

Se ci pensate è quanto paventato in innumerevoli libri e film di fantascienza, il controllo della psiche e delle emozioni delle masse, omologate e trasformate in greggi.

I sintomi purtroppo ci sono tutti, basta guardarsi intorno. Non bisogna pensare solo alla diffusione delle terapie di sostegno psicologico, che rimangono nel nostro paese ancora un fenomeno limitato.  Pensiamo a tutte quelle manifestazioni collettive nelle quali, dietro l’apparente scelta individuale e l’illusoria sensazione di esaltazione della propria originalità, si nasconde l’annullamento dell’individuo nella massa, come parte di un tutto più grande ed omogeneo (sport, musica, mode e modelli, consumi, film, linguaggi, atteggiamenti, aspirazioni), mai più originale, perché pensato da altri ed imposto con abili tecniche di condizionamento e seduzione.  La pena per la mancata omologazione è l’esclusione dal gruppo, qualunque esso sia, l’incomunicabilità, la solitudine e, nei casi estremi, la depressione.

Una volta c’erano le manifestazioni collettive, che erano liturgiche, o politiche, oggi ce ne sono molte altre, tutte con lo stesso fine: scoraggiare l’indipendenza e l’originalità, generare insicurezza, perpetuare l’immaturità ed un’eterna adolescenza,  favorita anche dalla precarietà diffusa nel mondo del lavoro.

Le tecniche di controllo sociale si affinano, una volta erano palesi e spesso violente, oggi sono più morbide ed invisibili, ma continuano ad esserci.

 

Buona giornata a tutti.

 

Claudio

 

May 03

Il diavolo fa le pentole…..

 

 

….ma non i coperchi.

Dovrebbero ricordarlo al loro signore e padrone i consiglieri del mininapoleon.

La proposta di riconfermare Ciampi è l’ultima furbata e l’ultimo bastone fra le ruote messo da chi non si rassegna alla sconfitta ed a mollare il potere.

L’iniziativa apparentemente altruistica da parte di chi, fino a ieri, faceva scrivere ai propri pseudo-giornalisti sui suoi giornali (crf. Libero) che non se ne poteva più di un presidente ex-azionista, esponente di un mondo ed un modo di pensare ormai sorpassato ed elitario, nasconde un retro pensiero tipico da re  dei furbi.

Ancora una volta mi rendo conto di pensare male, ma se ho ben capito la psicologia del soggetto… mi sa che ci sto indovinando.

Ecco perché.

Ciampi ha 86 anni, per concludere il suo secondo mandato dovrebbe arrivare a 93.  E’ vero che è in buona salute e lucido, ma da una certa età in poi tutto può accadere ed il decadimento fisico e psichico procede a  velocità crescente.

Nei calcoli dello sconfitto, Prodi non dovrebbe durare molto, e lui ci metterà tutte le sue energie e mezzi perché si torni quanto prima alle urne. Temo che, se non si sarà provveduto legiferare seriamente in materia di conflitto di interessi, concentrazione dei media, sanzioni severe  alle  violazioni delle norme sulla propaganda politica, non si ripeterà l’esito delle ultime elezioni.

Con il Parlamento nelle sue mani, non gli riuscirebbe difficile coronare il suo sogno,  ma nostro incubo, di aggiungere il Quirinale alla rosa dei suoi successi. Nelle sue intenzioni sarebbe il degno coronamento di una vita eccezionale, e chissà che non gli riuscirebbe anche di far diventare la carica ereditaria.

Ma per far questo dovrebbe far liberare il posto dall’occupante, temporaneo nelle sue intenzioni. Anche questo potrebbe riuscirgli o grazie alla natura, o alle manovre e pressioni che metterebbe certamente in atto con l’aiuto dei suoi sudditi e degli innumerevoli mezzi di disinformazione a sua disposizione. Non è difficile immaginare le argomentazioni che potrebbero essere usate.

Se invece Ciampi, seguendo il consiglio della moglie, non accettasse la riconferma, salterebbe tutto il piano. Con un presidente giovane, infatti, solo nel 2013 si presenterebbe una nuova occasione. Il non nostro avrebbe all'epoca 77 anni e, nel frattempo, potrebbe essere accaduto di tutto.

Mi auguro perciò, con tutta la stima, l’ammirazione e la riconoscenza che nutro per il nostro attuale Presidente, che egli non si presti a quella che appare una manovra di strumentalizzazione e che invece venga eletta per la prima volta una donna: Anna Finocchiaro.

Vorrei vedere chi avrebbe il coraggio di opporsi.

Comunque andranno le cose e , nonostante che il suo medico personale l’abbia definito “tecnicamente immortale”, mi siederò sulla sponda del fiume ricordando anche che “superbia andò a cavallo e torno a piedi”.

 

Un saluto a tutti.

 

Claudio

 

Claudio

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