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October 03 La musica non cambia, purtroppo.
Eccomi di nuovo a condividere le mie riflessioni con i pochi visitatori di questo mio diario. Sono stato assente tutto questo tempo un po’ perché sono stato impegnato da tre figlie piccole, due ancora in vacanza dalla scuola, oltre che dalle altre incombenze necessarie all’andamento domestico (ebbene si, sono un papà casalingo e per scelta), ed un po’ forse per non riprendere completamente il tran tran solito, del quale anche il blog ormai fa parte.Ma sono un po’ di giorni, sin da quando uscirono le prime indiscrezioni, che rimugino quanto sta accadendo con quel governo che avevo tanto desiderato, e della cui formazione avevo gioito. Premetto che mi considero un democratico, progressista, aperto, solidale, ed in alcune circostanze forse un po’ anche autolesionista. Non faccio parte dei “ricchi”, dei quali peraltro non approvo e non desidero il modo di vivere, non raggiungo la fatidica e discriminante soglia dei 70.000 euro annui di reddito, non sono un lavoratore autonomo, né un imprenditore. Non posso però fare a meno di esprimere le mie perplessità sia sulle modalità di stare insieme(?), che sui contenuti degli atti del governo Prodi. Mi riferisco in particolare all’ultima finanziaria, che sta suscitando tanto clamore e scontento anche da parte degli elettori del centrosinistra. Vorrei che qualcuno mi dicesse dove sbaglio se, riconosciuta la validità in linea di principio dei provvedimenti a favore delle classi più basse di reddito e dell’imprenditoria ed occupazione meridionale, mi sembra che ancora una volta a pagare saranno quelli che già pagano. Cioé i contribuenti già noti all’erario, che pagano tutto il dovuto perché soggetti alla ritenuta alla fonte e che risultano, statistiche alla mano, far parte delle classi benestanti. Essi quindi oltre a dover pagare ticket diversi, non ricevere assegni familiari, bonus bebé vari, vedersi superati nelle graduatorie per l’assegnazione di posti in asili nido pubblici e servizi sociali analoghi, subiscono la beffa di pagare perché di quei servizi ne usufruiscano maggiormente coloro che hanno la possibilità di apparire come finti poveri, perché l’entità del reddito da dichiarare è lasciata al loro buon cuore. Noi tutti sappiamo di chi si tratta, vediamo il tenore di vita che conducono, in alcuni casi, ove il lavoro che svolgiamo lo consenta, conosciamo l’entità dei loro guadagni, delle loro proprietà ed investimenti. Mi sembra assurdo che, in un Paese nel quale l’evasione fiscale è stimata in 200 miliardi di euro e ci sono categorie che denunciano cifre che sono un insulto all’intelligenza di chi le legge, si continui a prendere il reddito dichiarato quale indicatore di benessere, da utilizzare per individuare chi è ricco o benestante e chi invece versa in stato di bisogno e necessita della solidarietà e dell’aiuto della società. E’ stato detto che per il recupero dell’evasione occorre tempo e che fra due anni ci verrà restituito quanto è stato tolto. Ho abbastanza capelli bianchi per riconoscere la tipica “politica dei due tempi”, nella quale purtroppo il secondo non arriva mai, o almeno questa è sempre stata la mia esperienza da che ho memoria. E da che ho memoria sento parlare di necessità di riforme, di lotta all’evasione fiscale, di provvedimenti a favore delle famiglia, della scuola, della sanità, dei trasporti, etc. etc., ognuno può aggiungere molte altre promesse in attesa di essere onorate. Avrete capito che sono rimasto deluso, mi aspettavo un guizzo di fantasia, magari copiando quello che succede all’estero senza che nessuno se ne scandalizzi. Mi riferisco, ad esempio, a quanto fa il fisco inglese, che controlla la congruità tra i flussi di pagamenti ed incassi che transitano sui conti correnti bancari dei singoli, e quindi del tenore di vita e dei guadagni, e quanto dichiarato all’erario. Tutti i pagamenti avvengono con carta di credito o assegno, come è normale nei paesi civili, e perciò transitano sul conto corrente bancario. (Una volta, a Londra, volendo pagare un albergo in contanti mi sono sentito dire che lo fanno solo gli italiani ed i….mafiosi, che forse per loro sono la stessa cosa). In caso di anomalie, il contribuente è gentilmente invitato a fornire spiegazioni su come, pur dichiarando così poco riesca condurre un sorprendente tenore di vita, o abbia potuto acquistare beni che uno della sua classe di reddito non dovrebbe potersi permettere. Non sarebbe molto difficile, ma se si proponesse da noi una cosa simile farebbero le barricate. Un’altra possibile fonte potrebbero essere le situazioni patrimoniali fornite periodicamente alle banche da tutti coloro che godono di una linea di credito ( fido o scoperto, carta di credito, prestito, mutuo e similia). In genere, annualmente, in occasione del rinnovo della linea di credito, deve essere presentata una nuova situazione patrimoniale che, spesso, essendo richiesto un aumento dell’importo concesso, sarà migliore di quella dell’anno precedente. Basterebbe incrociare gli incrementi patrimoniali con i redditi dichiarati per farsi tante domande. Finisco qui per non annoiarvi né rattristarvi ancora. La soluzione? Ai giovani consiglierei di andare vivere in un paese civile, nel quale sia stata superata la struttura feudale della società che ancora caratterizza la nostra, ad esempio l’Irlanda, dove sono stato di recente e della quale vorrei riportarvi qualche impressione, la Spagna, che oltretutto ha anche un bel clima ed una buona cucina, che non guastano e, per gli amanti dei viaggi, la Nuova Zelanda, che per me ha anche il pregio di avere più barche a vela che automobili.
Un saluto a tutti.
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