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    April 03

    Taglio ai costi dei parlamentari

     

    PER UNA POLITICA ETICA FIRMA E DIFFONDI
     

    Perché il parlamentare italiano deve prendere molto di più di un suo collega europeo? Inoltre si sono dati l'intollerabile privilegio di aver diritto alla pensione dopo 30 MESI DI LEGISLATURA ! UN CITTADINO DEVE LAVORARE 40 (QUARANTA) ANNI ! Dopo soli 5 anni di contributi maturano il diritto ad una pensione di circa 3.000,00 (TREMILA) euro al mese. Dopo 30 anni arrivano a prenderne quasi 10.000,00 (DIECIMILA). In più, i parlamentari possono cumulare stipendi, pensioni, vitalizi e quant'altro, cosa che ai cittadini è praticamente vietato, o fortemente penalizzato.

     

    Per poter ricominciare a credere nelle istituzioni e a pensare che esse lavorino per il bene supremo del Paese e non per sè stessi, chiediamo:

     

    1.  che gli stipendi vengano adeguati ai parametri dei parlamentari europei

     

    2.  che gli aumenti futuri siano collegati agli aumenti delle più rappresentative categorie del Paese, secondo le norme vigenti del C.C.N.L.

     

    3. che al termine del mandato tornino ad essere cittadini normali e si attui il medesimo trattamento di fine rapporto che si ha per qualsiasi altro cittadino

     

    4. che siano abolite quelle forme di diarie forfettarie che si prestano ad innumerevoli abusi. Le spese sostenute verranno rimborsate a fronte della presentazione di documenti di spesa

     

    5. che sia abolito il GETTONE DI PRESENZA (o sua estensione a TUTTI i lavoratori), sostituito da una PENALE in caso di mancata partecipazione alle seduta senza giustificato motivo. Dopo un tot di assenza ingiustificate, il mandato decade

     

    6. LE CONDIZIONI PER ANDARE IN PENSIONE e le possibilità di cumuli di stipendi, DEVONO ESSERE UGUALI A QUELLE DEI CITTADINI ITALIANI

     

    7. le buste paga devono essere dichiarate pubblicamente affinché qualunque cittadino che lo desideri possa controllarle

     

    La nostra Petizione è l'occasione di una svolta. Nessun partito, nessun candidato, nessun aspirante leader vorrà presentarsi all'elettorato senza prima aver sottoscritto i punti fondamentali di questo 'patto con la cittadinanza'.

     

    DIFFONDI

     

    © Copyright Comincialitalia.net

     

     

    La legge uguale per tutti inizia anche da qui.

    Un saluto a tutti.

    Claudio

    March 14

    TV, no grazie!

    «Rai e Mediaset uguali: silicone e mediocrità»

     «I cinque anni di governo Berlusconi hanno ucciso ogni differenza tra Rai e Mediaset». E ancora: «Il voyeurismo ha preso il posto del quoziente di intelligenza, l'inno italiano è diventata la bandana di Berlusconi» e «Michelangelo e Pavese hanno di che rivoltarsi nella tomba». Strali su strali verso la televisione italiana (pubblica e non) da Jacques Seguela, uno dei nomi più noti della pubblicità internazionale, famoso per aver condotto con successo la campagna per il candidato alla presidenza francese François Mitterand all'insegna dello slogan "La forza tranquilla". Jacques Seguela, vicepresidente del gruppo pubblicitario francese Havas, personaggio imprevedibile ed estroso, è intervenuto al convegno romano della Margherita “Tele Visioni” su pubblicità e qualità in tv, animando il dibattito con le sue taglienti provocazioni sulla tv del Belpaese.

    Omologazione, appiattimento, volgarità e quindi perdita di qualità, sono per Seguela i mali cronici della tv nostrana. Se da un lato specchio dell'omologazione tra tv pubblica e privata sono i contenitori domenicali («'Domenica in' e 'Buona domenica’ - ha detto - sono l'unica celebrazione del silicone made in Italy, lo stesso coronamento del vuoto, la stessa adorazione del vitello d'oro della mediocrità e della volgarità») dall’altro il mago della pubblicità francese tratteggia un quadro altrettanto fosco dell’informazione tv: «Il giornalismo è diventato spettacolo di massa in cui l'effetto sostituisce il fatto e il culto del dramma uccide la riflessione. L'entertainment non è show, ma 'peep show', il voyeurismo ha preso il posto del quoziente di intelligenza, l'inno italiano è diventata la bandana di Berlusconi così come in Francia la marsigliese è diventata un rap. In questo modo la res pubblica diventa res diabolica. E Michelangelo e Pavese hanno di che rivoltarsi nella tomba»

    E dato che, a quanto pare, Seguela non teme di apparire troppo diretto, incalza con critiche a tutto raggio, anche sulla pubblicità stessa: «È una vergogna che i film siano continuamente interrotti dagli spot pubblicitari - dice e ricorda che il 18% di tutto il tempo televisivo è tempo pubblicitario - Troppa pubblicità uccide la pubblicità, è come i saldi che rappresentano il killer del commercio».

    (Stralcio dall’Unità on line del 14.3.07)

     

    E’ la conferma che faccio bene a non guardare la tv. Con grande fatica mi sforzo di vedere qualche TG, che però trovo sempre più vuoti, omologati ed omologanti.

    Un saluto a tutti.

    Claudio

    March 11

    E se fosse per questo che gli ultracinquantenni sono considerati un peso per la società?

    Una legge economica dice che la propensione marginale al consumo decrescere con il crescere del reddito, ma decresce anche con il crescere dell’età, in quanto diminuiscono i bisogni, almeno quelli di un certo tipo. Per l’esattezza quelli distruttivi o relativi a beni “consumistici”.

    Su questo argomento, mi piacerebbe conoscere qualche opinione su quanto scrive nel suo ultimo libro Zygmunt Barman, dal titolo:

    “HOMO CONSUMENS - Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi “

    Ed. Centro studi Erickson - euro 10

    del quale vi riporto la recensione di Umberto Galimberti (Repubblica 10/3/2007).


    ”A tenere insieme la «società liquida», come la chiama Zygmunt Bauman, oggi è l’intreccio «produzione e consumo», due aspetti di un medesimo processo, dove decisivo è il carattere circolare del processo, nel senso che non solo si producono merci per soddisfare bisogni, ma si producono anche bisogni per garantire la continuità della produzione delle merci.
    All’inizio e alla fine di queste catene di produzione (di merci e di bisogni) si trovano gli esseri umani, instaurati come produttori e come consumatori, con l’avvertenza che il consumo non deve essere più considerato, come avveniva per le generazioni precedenti, esclusivamente come soddisfazione di un bisogno, ma anche, e oggi soprattutto, come mezzo di produzione. Là infatti dove la produzione non tollera interruzioni, le merci “hanno bisogno” di essere consumate, e se il bisogno non è spontaneo, se di queste merci non si sente il bisogno, occorrerà che questo bisogno sia “prodotto”.
    A ciò provvede la pubblicità, che ha il compito di pareggiare il nostro bisogno di merci con il bisogno delle merci di essere consumate. I suoi inviti sono esplicite richieste a rinunciare agli oggetti che già possediamo, e che magari ancora svolgono un buon servizio, perché altri nel frattempo ne sono sopraggiunti, altri che “non si può non avere”. In una società consumista come la nostra, dove l’identità di ciascuno è sempre più consegnata agli oggetti che possiede, i quali non solo sono sostituibili, ma “devono” essere sostituiti, ogni pubblicità è un appello alla distruzione.

    Si tratta di una distruzione che non è la “fine” naturale di ogni prodotto, ma “il suo fine”. E questo non solo perché altrimenti si interromperebbe la catena produttiva, ma perché il progresso tecnico, sopravanzando le sue produzioni, rende obsoleti i prodotti, la cui fine non segna la conclusione di un’esistenza, ma fin dall’inizione costituisce lo scopo. In questo processo,la produzione economca usa i consumatori come suoi alleati per garantire la mortalità dei suoi prodotti, che è poi la garanzia della sua immortalità.
    Si conferma così il tratto nichilista della nostra cultura economica dove il consumo, costretto a diventare “consumo forzato”, eleva il non-essere di tutte le cose a condizione della sua esistenza, il loro non permanere a condizione del suo avanzare e progredire.
    Ma una società che si rivolge ai suoi membri solo in quanto consumatori, capaci di rispondere positivamente alle tentazioni del mercato per mantenerlo attivo e scongiurare la minaccia della recessione, crea, secondo Bauman, una nuova classe di poveri che, a differenza di quelli di un tempo, che tali erano perché non riuscivano a inserirsi nei processi di produzione, oggi sono colpevoli di non contribuire al consumo e, in quanto non consumatori o consumatori inadeguati e difettosi, sono un peso morto, una presenza totalmente improduttiva. Configurandosi come una pura perdita, un buco nero che inghiotte servizi senza nulla restituire, con i poveri, per la loro inutilità e perché nessuno ha bisogno di loro, si può praticar la “tolleranza zero”. Si può bruciare le loro tende, come è avvenuto a Milano con i rom, non per ragioni razziali come è facile credere e propagandare, ma perché, nella società dei consumi, la povertà è inutile e indesiderabile. L’unica via attraverso la quale i poveri potrebbero riscattarsi è quella che conduce al centro commerciale, dove potrebbero ottenere, se non la riabilitazione, almeno quella “libertà condizionata” dal loro accettabile consumo. A questo siamo giunti, e Bauman, con questo suo ultimo libro, ne fa una precisa e spietata denuncia. “

     

    Un saluto a tutti.

     

    Claudio

    February 27

    Ma voi donne, siete davvero così?

    Confesso che sono un lettore abituale delle lettere scritte ai giornali. Mi interessano ed incuriosiscono tutte: quelle al direttore, all’intellettuale di turno, la posta del cuore, all’esperto che risponde etc. etc. Forse la mia inconfessata speranza è di cercare di imparare, di capire un po’ meglio gli altri, soprattutto, quell’insondabile, inconoscibile, incomprensibile, misterioso, sorprendente e perciò irresistibile universo femminile.

    Voglio farvi partecipi di una divertente e, per me, disarmante, lettera che ho letto sul un numero del Venerdì di Repubblica. Alla fine della lettura mi sono chiesto ”ma davvero le donne sono così?” A qualche sincera volenterosa la risposta.

    “Quel magnifico bugiardo non lasciarsi sfuggire.

     
    Convivo da vent’anni con un uomo stupendo, che però è un inguaribile bugiardo. Pensi che una volta è andato in Spagna per lavoro, s’è trattenuto una settimana, probabilmente a causa di una donna, e al suo rientro mi ha raccontato che era stato rapito dall’Eta.
    Una mattina stavo camminando per strada e da lontano mi è parso di scorgere la silhouette del mio uomo che procedeva teneramente abbracciato a una figura di sesso opposto. Sono stata colta da un dilemma: non sapevo se assecondare i miei piedi, lasciando che disegnassero il destino che m’avrebbe condotta all’atroce conferma del mio sospetto, o se graziare me stessa e lui, rimanendo però nel dubbio e regalandogli un’immeritata impunità, da cui non avrei neppure riscosso riconoscenza, visto che non si sarebbe mai accorto che ero passata di lì. Ha prevalso la curiosità e ho seguitato a camminare senza cambiare direzione, finendo per trovarmi faccia a faccia coi due.
    Ovviamente anche lui a un certo punto ha scorto me; sorpresa e imbarazzo erano troppo forti per consentirgli di improvvisare una controffensiva; mi ha rivolto un rapido sguardo tra i più angosciati che essere umano abbia mai proiettato davanti a sé e io ho fatto finta di niente, decidendo d’aspettarlo al varco dell’imminente confronto domestico. Sa cosa è stato capace di sostenere l’inossidabile guitto? Che ha un sosia e che io sarei l’unica a non saperlo. Ho trovato la sua prontezza di spirito così colma di gaia e grossolana genialità che l’ho assolto, senza riuscire a dire alcuna delle invettive che m’ero preparata. Mi domando se sia giusto che, oltre a farmi infinocchiare dal mio uomo, mi lasci anche intenerire.
    Ilaria Molfetta (Bari)”

    Ecco la risposta:


    ”Ecco qua un vero Uomo da non lasciarsi sfuggire! Lei ha ragione definirlo stupendo, perché pur
    non essendole forse rigidamente fedele, ha il grande pregio di saperla divertire, stupire, intenerire, infinocchiare come un meraviglioso prestigiatore o poeta. Pensi che barba avere accanto un uomo irreprensibile, incapace di farla arrabbiare, di provocarla, di trasformarla in Sherlock Holmes, di incantarla con la sua fantasia e la sua improntitudine!
    I vostri vent’anni insieme diventeranno quaranta e oltre proprio perché lui si prende qualche svago, ma poi si fa perdonare, spiazzandola con le sue menzogne così poco credibili da diventare molto più succose di una banale verità. Fare coppia è diventata una gran fatica: essere capaci di renderla eccitante mi pare la massima medicina per tenerla insieme: anche perché non sempre la fedeltà nasce dal ferreo amore, ma piuttosto dalla mancanza di occasioni o dalla mancanza di fascino o da una generica indifferenza al mondo. In ogni caso: pensi se avesse visto il suo uomo procedere teneramente abbracciato a una figura dello stesso sesso! Quale magnifica menzogna avrebbe escogitato? “

     

    Devo concludere che ho sempre sbagliato tutto?

    Un saluto a tutti.

    Claudio

    January 10

    Chi sono?

     

    Mi è stato passato il testimone perché dica cinque cose di me.

    Molto difficile ed imbarazzante, perché in genere mi piace più osservare gli altri che guardarmi l’ombelico. Tra l’altro io sono la persona con la quale sto più a lungo, per cui trovo più interessante cambiare ogni tanto.

    Comunque, eccomi, ma dovete lavorare un po’ di fantasia perché userò il gioco di “ se fossi…..:

     

    1)    Se fossi un libro mi piacerebbe essere “Guerra e pace” di Tolstoj. Forse un po’ demodé,  per i gusti attuali, ma per me sempre valido, anzi unico, il libro che vorrei con me su di un'isola deserta, complesso e completo, con tutti gli aspetti e le problematiche della vita, pieno di amore, avventura, saggio di una saggezza antica e popolare anche nella sua accettazione della imprevedibilità delle vicende umane, con un ritmo più vicino a quello naturale di quello ci viene oggi imposto continuamente.

    2)     Se fossi un brano musicale, mi piacerebbe essere un concerto per piano di Mozart, in particolare l’andante del concerto n. 21 in Do magg. K 467,  sognante, che distende ma riempie mente e cuore e fa volare la fantasia (ascoltare per credere).

    3)    Se fossi un oggetto, mi piacerebbe essere una barca a vela, non tanto grande, di legno e armata a ketch (due alberi). Al largo, lontano dalla terra, con un’andatura al traverso (vento di lato a 90°), senza una meta precisa, immersa negli elementi e con solo i rumori del vento e del mare.

    4)    Se fossi un alimento, mi piacerebbe essere frutta fresca di ogni tipo, matura, colorata, semplice, naturale, diretta, sana e “primitiva”  .

    5)    Se fossi una persona, mi piacerebbe continuare ad essere quella che sono, con i miei difetti e quelli che io considero i miei lati positivi, con i segni che mi ha lasciato la vita e l’illusione che questa duri per sempre. Con l’entusiasmo e la fiducia che mi ha portato a fare quattro figli, tre nel giro di sei anni, grazie alla donna che ho incontrato purtroppo troppo tardi. Conscio però che la vita è tutto un fare finta che, cominciando appunto dalla illusione nostra eternità, e che siamo in balia del caso. Pronto perciò ad apprezzare tutte le cose positive, anche piccole, che capitano e a ridimensionare le avversità nella prospettiva che meritano, nella consapevolezza che “anche questa passerà”.

     

    Penso di avervi detto molto più di cinque cose su di me, anche se non so chi potrà esserne interessato.

     

    Un saluto a tutti.

     

    Claudio

    January 04

    Cosa ci fanno mangiare?

    A scuola dalle api

     

    Maria Novella Oppo

     

    Anche le api scioperano contro le piante geneticamente modificate. La clamorosa notizia è stata data dai tg e spiegata dal notiziario scientifico "Leonardo", che va in onda su Raitre alle 14,50 per pochi minuti. E non si capisce perché la cultura scientifica abbia così poco spazio nei palinsesti Rai. Tornando alle api, quelle canadesi (e speriamo anche le nostre) distinguono gli ogm e li evitano, perché ne vengono intossicate. Non così l´uomo, che continua a fare tutto quanto gli nuoce a livello planetario. "Leonardo" ci ha anche mostrato come in Europa gli ogm vengano identificati con complesse procedure (mentre basterebbe chiedere alle api), per essere segnalati ai consumatori. Intanto negli Usa stanno per essere messe in vendita carni di animali clonati prive di alcuna certificazione. Dunque era falso che gli ogm fossero necessari per sanare la fame nel mondo. Infatti i prodotti così alterati non vengono distribuiti agli affamati, ma venduti allo stesso prezzo degli altri, per rispondere alla fame insaziabile delle multinazionali.

     

    dall’Unità del 4.1.2007

     

    Buona giornata a tutti

     

    Claudio

     

     

    December 24

    Auguri

    A tutti coloro che festeggiano il Natale
     
     

     

    Ed a tutti gli amici e frequentatori di questo spazio
     
     
     

     
     
    AUGURI A TUTTI
     
     
    CLAUDIO
     
     
    October 04

    La musica non cambia - 2

    Scorrendo i giornali su internet ho trovato, sull'Avvenire, questo  editoriale  che si poneva le stesse domande del mio intervento di ieri.

     

     

    Ve lo propongo come ulteriore spunto di riflessione e, perché no, di discussione.

     

    "L'ITALIA DEI REDDITI DICHIARATI

     

    MANOVRA PER UN PAESE SFALSATO

     

    Giorgio Ferrari

     

    Qualcuno con felice sintesi ha detto che questa Finanziaria rappresenta «una manovra vera per un Paese falso». O sfalsato. Niente di più azzeccato. Perché pretendere di far credere che l'Italia si regga sui redditi dichiarati dalle tabelle diffuse dal governo è sterile esercizio di arroganza e di impotenza insieme o, alla meglio, un imperdonabile peccato di leggerezza.
    Sappiamo tutti che individuare un ceto medio basandosi esclusivamente sui redditi da lavoro dipendente finisce per fornire una fotografia profondamente alterata - e quindi ingannevole - del nostro Paese, in quanto tre almeno sono le componenti della ricchezza nazionale: il reddito fisso (quello dei lavoratori dipendenti, appunto), il reddito occulto (quello da lavoro nero) e il reddito fantasma (quello che si annida nell'elusione fiscale e nei contribuenti totalmente ignoti al fisco). Componenti, queste ultime due, di tale rilevanza anche secondo le stime più benevole, da aver più di una volta fatto inarcare i sopraccigli ai membri dell'Unione europea che maggiormente contribuiscono al bilancio comunitario (la Germania, l'Olanda, la Svezia). Infatti il contributo europeo si misura in ragione del gettito Iva, che in quei Paesi, si sa, viene assolto quasi per intero e nel nostro, si sa altrettanto bene, viene largamente evaso, a cominciare dagli scontrini che i commercianti non consegnano ai clienti per finire con le parcelle professionali pagate in nero.
    Si configura così un paradosso nei numeri e nella sostanza: l'Italia è ancora un Paese ricco, con cospicui risparmi, con notevole liquidità e una ragguardevole riserva di capitali pro capite, solo che tale ricchezza al momento non è censibile, perché due delle tre componenti cui accennavamo sono soltanto stimabili per difetto e non realmente conteggiabili. Diciamo, senza esagerare, che almeno un terzo della ricchezza nazionale si condensa in quelle due aree grigie, opache e spesso impenetrabili. E tutto ciò senza contare il reddito illegale prodotto dalla criminalità organizzata, una voce che da sola basterebbe a varare un paio di manovre economiche.
    Si dirà: ma il governo non può far altro che lavorare su parametri certi, ovvero sul gettito fiscale, sulle cartelle delle tasse, su ciò insomma che gli italiani dichiarano. Ossia sugli 11mila euro annui dichiarati da alcuni commercianti, sui 5mila euro di alcuni tassisti, sugli umoristici 20mila euro di alcuni professionisti. Basterebbe una verifica sul pubblico registro automobilistico per domandarsi come costoro possano permettersi due fuoristrada, ma questa verifica nessuno la fa. O meglio, nessuno la vuol fare, come se una parola d'ordine segreta imponesse a ciascun governo - non importa di quale colore, provenienza, orientamento - di non andare mai a frugare nelle tasche gli italiani.
    Il risultato, in questo regno della mezza legalità che è il nostro Paese, sta sotto i nostri occhi: si scambia il Paese della dichiarazione dei redditi per il Paese reale, commettendo in ciò una autentica ingiustizia sul piano contabile che finisce per diventare un vulnus palese sul piano sociale e in ultima istanza etico.
    Rimedi? Ci piacerebbe poter pensare che questi cinque anni vengano spesi per riportare a galla ciò che è sommerso e alla luce ciò che è nascosto. Perché i conti finalmente si facciano su una base equa, condivisa, comune. E non su una sola delle tre gambe su cui poggia la ricchezza reale italiana."

     

    Una saluto a tutti.

     

    Claudio

    October 03

    La musica non cambia, purtroppo.

    Eccomi di nuovo a condividere le mie riflessioni con i pochi visitatori di questo mio diario.

    Sono stato assente tutto questo tempo un po’ perché sono stato impegnato da tre figlie piccole, due  ancora in vacanza dalla scuola, oltre che dalle altre incombenze  necessarie all’andamento domestico (ebbene si, sono un papà casalingo e per scelta), ed un po’ forse per  non riprendere completamente  il tran tran solito, del quale anche il blog ormai fa parte.

    Ma sono un po’ di giorni, sin da quando uscirono le prime indiscrezioni, che rimugino quanto sta accadendo con quel governo che avevo tanto desiderato, e della cui formazione avevo gioito.

    Premetto che mi considero un democratico, progressista, aperto, solidale, ed in alcune circostanze forse un po’ anche autolesionista. Non faccio parte dei “ricchi”, dei quali peraltro non approvo e non desidero il modo di vivere, non raggiungo la fatidica e discriminante soglia dei 70.000 euro annui di reddito, non sono un lavoratore autonomo, né un imprenditore.

    Non posso però fare a meno di esprimere le mie perplessità sia sulle modalità di stare insieme(?), che sui contenuti degli atti del governo Prodi.

    Mi riferisco in particolare all’ultima finanziaria, che sta suscitando tanto clamore e scontento anche da parte degli elettori del centrosinistra.

    Vorrei che qualcuno mi dicesse dove sbaglio se, riconosciuta la validità in linea di principio dei provvedimenti a favore delle classi più basse di reddito e dell’imprenditoria ed occupazione meridionale, mi sembra che ancora una volta a pagare saranno quelli che già pagano. Cioé i contribuenti già noti all’erario, che pagano tutto il dovuto perché soggetti alla ritenuta alla fonte e che risultano, statistiche alla mano, far parte delle classi benestanti. Essi quindi oltre a dover pagare ticket diversi, non ricevere assegni familiari, bonus bebé vari,  vedersi superati nelle graduatorie per l’assegnazione di posti in asili nido pubblici e servizi sociali analoghi, subiscono la beffa di pagare perché di quei servizi ne usufruiscano maggiormente coloro che hanno la possibilità di apparire come finti poveri, perché l’entità del reddito da dichiarare è lasciata al loro buon cuore.

    Noi tutti sappiamo di  chi si tratta, vediamo il tenore di vita che conducono, in alcuni casi, ove il lavoro che svolgiamo lo consenta, conosciamo l’entità dei loro guadagni, delle loro proprietà ed investimenti.

    Mi sembra assurdo che, in un Paese nel quale l’evasione fiscale è stimata in 200 miliardi di euro e ci sono categorie che denunciano cifre che  sono un insulto all’intelligenza di chi le legge, si continui a prendere il reddito dichiarato quale indicatore di benessere, da utilizzare per individuare chi è ricco o benestante e chi invece versa in stato di bisogno e necessita della solidarietà e dell’aiuto della società.

    E’ stato detto che per il recupero dell’evasione occorre tempo e che fra due anni ci verrà restituito quanto è stato tolto. Ho abbastanza capelli bianchi per riconoscere la tipica “politica dei due tempi”, nella quale purtroppo il secondo non arriva mai, o almeno questa è sempre stata la mia esperienza da che ho memoria. E da che ho memoria sento parlare di necessità di riforme, di lotta all’evasione fiscale, di provvedimenti a favore delle famiglia, della scuola, della sanità, dei trasporti, etc. etc., ognuno può aggiungere molte altre promesse in attesa di essere onorate.

    Avrete capito che sono rimasto deluso, mi aspettavo un guizzo di fantasia, magari copiando quello che succede all’estero senza che nessuno se ne scandalizzi. Mi riferisco, ad esempio, a quanto fa il fisco inglese, che controlla la congruità tra i flussi di pagamenti ed incassi che transitano sui conti correnti bancari dei singoli, e quindi del tenore di vita e dei guadagni, e quanto dichiarato all’erario. Tutti i pagamenti avvengono con carta di credito o assegno, come è normale nei paesi civili, e perciò transitano sul conto corrente bancario. (Una volta, a Londra, volendo pagare un albergo in contanti mi sono sentito dire che lo fanno solo gli italiani ed i….mafiosi, che forse per loro sono la stessa cosa). In caso di anomalie, il contribuente è gentilmente invitato a fornire spiegazioni su come, pur dichiarando così poco riesca condurre un sorprendente tenore di vita, o abbia potuto acquistare beni che uno della sua classe di reddito non dovrebbe potersi permettere.

    Non sarebbe molto difficile, ma se si proponesse da noi una cosa simile farebbero le barricate.

    Un’altra possibile fonte potrebbero essere le situazioni patrimoniali fornite periodicamente alle banche da tutti coloro che godono di una linea di credito ( fido o scoperto, carta di credito, prestito, mutuo e similia). In genere, annualmente, in occasione del rinnovo della linea di credito, deve essere presentata una nuova situazione patrimoniale che, spesso, essendo richiesto un aumento dell’importo concesso, sarà migliore di quella dell’anno precedente. Basterebbe incrociare gli incrementi patrimoniali con i redditi dichiarati per farsi tante domande.

    Finisco qui per non annoiarvi né rattristarvi ancora.

    La soluzione? Ai giovani consiglierei di andare vivere in un paese civile, nel quale sia stata superata la struttura feudale della società che ancora caratterizza la nostra, ad esempio l’Irlanda, dove sono stato di recente e della quale vorrei riportarvi qualche impressione, la Spagna, che oltretutto ha anche un bel clima ed una buona cucina, che non guastano e, per gli amanti dei viaggi, la Nuova Zelanda, che per me ha anche il pregio di avere più barche a vela che automobili.

     

    Un saluto a tutti.

     

    Claudio

    July 21

    Lago, sole, vento.

     

     

    ECCOMI DI RITORNO 

    DOVE  VIVO.

     

    IL MARE, PERO',

     E' TUTTA UN'ALTRA COSA.

     

     

     

    BUONE VACANZE A TUTTI

     

     

    Claudio

    June 28

    Mare, sole, vento

     

     

    ECCO

    DOVE MI PIACEREBBE VIVERE !

     

     

     

    BUONE VACANZE A TUTTI

     

     

    Claudio

    June 23

    Buttasse co’ le mani avanti pe’ nun cascà all’indietro

    Così dice a Roma di chi pronuncia scuse inopportune o non richieste, di chi fornisce giustificazioni preventive a qualcosa che deve ancora accadere.

    E’ quello che sta facendo il comitato per il sì al prossimo referendum.

     

    Dal Corriere della Sera di oggi:

     

    “Referendum: c'è partita, si ritardi lo spoglio.

     

    Calderoli: «Il governo vari un decreto che vada a modificare la procedura e gli orari previsti per le operazioni di scrutinio»

    ROMA - Ora la parola d'ordine è ritardare l'inizio dello scrutinio, che dovrebbe cominciare lunedì 26 alle 15, subito dopo la chiusura delle urne. «Comprendiamo che la coincidenza temporale delle operazioni di spoglio con la partita di calcio della nazionale non poteva essere prevista fino all'esito della partita di ieri, però credo che la posta in gioco sia talmente importante per cui è assolutamente auspicabile, a questo punto, una convocazione di urgenza del Consiglio dei Ministri per l'emanazione di un decreto legge che vada a modificare la procedura e gli orari previsti per le operazioni di scrutinio». Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord e Vice Presidente del Senato.

     

     

    RITARDARE LO SCRUTINIO - Calderoli poi aggiunge: «È curioso però che un governo che ha posto come punto programmatico, sui cui ha richiesto la fiducia al Parlamento, proprio la riforma costituzionale, non abbia ritenuto di procedere in tal senso già questa mattina, visto che c'è stata una seduta del Consiglio dei Ministri e già si sapeva della sovrapposizione dei due eventi. Mi auguro che si tratti di una semplice dimenticanza perchè, diversamente, dovrei pensare che si attribuisca all'evento scarsa importanza ovvero che si cerchi di sfruttare la disattenzione per obiettivi precisi».
    Il comitato per il sì al referendum va oltre e indica anche un orario preciso per l'inizio dello spoglio: le ore 20, per essere sicuri che la partita Italia-Australia (inizio ore 17) sia finita anche in caso di tempi supllementari e calci di rigore.

    MA IL FRONTE DEL NO NON E' D'ACCORDO - «Non siamo affatto preoccupati per la coincidenza della partita dell'Italia con lo scrutinio per il referendum costituzionale». È quanto dichiara Maurizio Chiocchetti, esponente dei Democratici di Sinistra e del Comitato promotore del No al referendum. «Innanzitutto perchè ci auguriamo di avere l'occasione di festeggiare due volte, per la vittoria del NO al referendum e per il passaggio del turno della nazionale». «Poi, perchè la partita non distrarrà uno spoglio peraltro molto semplice; si tratta infatti di contare i SI e i NO». «Infine - continua Chiocchetti - perchè il personale delle sezioni elettorali è preparato e diligente. E poi come sempre saranno presenti ai seggi i rappresentanti dei comitati». «Invitiamo pertanto il senatore Roberto Calderoli a non fare allusioni circa la regolarità delle operazioni di scrutinio. Sembra il suo l'atteggiamento di chi sente avvicinarsi la sconfitta - conclude l'esponente dei Ds - peraltro la terza consecutiva della destra in pochi mesi. Anche in questa occasione, così come alle scorse politiche, ci sarà un risultato che dovrà essere rispettato da tutti».”

     

    Chissà perché ma già immagino come andrà a finire.

    Di fronte alla sconfitta (speriamo) cominceranno a gridare ai brogli, come già hanno fatto per le politiche. I comunisti, che, in quanto anti-italiani, non hanno seguito la partita, hanno approfittato della momentanea distrazione di tutti gli onesti cittadini, impegnati a tifare  per la nazionale e a gridare “forza italia” per truccare ancora una volta i risultati della volontàpopolare, che i sondaggi della solita società americana davano nettamente a favore del fronte del sì.

    Ma cresceranno mai? Ci lasceranno mai in pace? O confidano sulla nostra stanchezza?

    Comunque andiamo a votare tutti un bel

    NO

     

    Buona fine settimana a tutti e buon voto.

     

    Claudio

     

    June 19

    Intercettazioni

     

    Dal blog di oggi di Beppe Grillo: 

     

    "Dritto e sicuro batte il siluro...

     

    Mentre a Torino sono sfilati gli omosessuali è arrivata da AN la risposta che ci si attendeva. Forte, chiara e fascista. Maschile, italiana e romana. Da nostalgici delle faccette nere. La voce virile del portavoce di Fini, Salvatore Sottile, che rimbomba nelle intercettazioni richiama quella del Duce. Di lui che si intratteneva velocemente nel pomeriggio con ragazze del popolo. Di lui che lo faceva direttamente sulla scrivania della sala del Mappamondo di Palazzo Venezia. Di lui che salutava romanamente dopo il rapporto. Che rimpianti.
    Il portavoce di Fini valutava il talento artistico di future vallette e presentatrici della Rai alla Farnesina, al palazzo del ministero degli Esteri. Mentre Fini prendeva il tè con la Rice, lui procedeva ad esami ginecologici. Fini ignaro, non si è mai portato a casa nulla. E questo è l’unico vero motivo di possibili futuri attriti tra i due.
    Sottile è un benefattore. Anche grazie a lui gli italiani hanno ammirato culi e tette tutte le sere. Se ad influenzare le decisioni della Rai fosse stato un altro partito, meno attento alla f..a, cosa sarebbe successo? Se i gusti sessuali di An fossero stati più alternativi, gli italiani si sarebbero sciroppati piselli e viados.
    Grazie An. Un ringraziamento che voglio estendere, anche se so che mai sottoporrebbero alle loro voglie delle ingenue ragazze, a La Russa, a Landolfi, a Gasparri e a Storace. I campioni del c..o pride. Quello che ci rende italiani veri. Li vogliamo vedere sfilare. L’uomo, si sa, è cacciatore e, se è fascista, un po’ prevaricatore. Un suggerimento a Fini per portare avanti questa battaglia degli attributi: nomini prossimo portavoce Flavio Briatore, il fidanzato d’Italia."

    (http://www.beppegrillo.it/2006/06/dritto_e_sicuro.html#trackbacks)

     

    Invece di tanti inutili e noiosi programmi tv, potrebbero trasmettere le intercettazioni delle telefonate degli abitanti del “bel mondo” ( perché bello poi?). Avrebbero un salutare effetto di ridimensionamento e sputtanamento (sorry) degli individui e del tipo di vita degli interessati.

     

    Un saluto a tutti.

     

    Claudio

     

    June 14

    Co.Co.Co. di lusso

     

    “Vespa, il Co.Co.Co.

     


    C'è nel paese un dibattito continuo, estenuante, attorno al dilagante fenomeno del lavoro precario e molto flessibile. Studiosi e sindacalisti citano i casi dei cosiddetti "call center" dove torna il lavoro a cottimo. E' una forma moderna per ridurre l'individuo simile all'operaio chapliniano di "Tempi moderni". Rischia però di scomparire dalla scena, in tutto questo gran parlare, un caso umano eclatante. È quello di Bruno Vespa, agile e obiettivo conduttore della famosa trasmissione "Porta a porta".

    È successo che il conduttore sia stato minacciato dagli estremisti amministratori della Rai, capitanati dal sovversivo Claudio Petruccioli. Gli vorrebbero rubare un'intera puntata settimanale. Un fatto inaudito, incomprensibile. Semmai bisognava fare il contrario: dargli sette serate su sette. Sembra che abbia condotto soltanto 150 serate in un anno. E perchè non 365, perché non vederlo anche la notte di Natale e di Capodanno? Perché non farlo apparire a reti unificate e in replica non solo sul satellite ma anche, magari, sulle reti Mediaset, su Televideo e sui personal computer di ciascuno di noi, tutti i santi giorni? Questo sì che sarebbe un omaggio all'informazione obiettiva, pulita, serena.

    La verità è che il centrosinistra lo vuole ridurre alla condizione di un Co.Co.Co. qualsiasi senza diritti e senza tutele. Eppure trattasi di un Uomo che presta la sua opera per pochi soldi, inferiori a quelli - come lui stesso ha ricordato con fine riguardo - all'anziano Enzo Biagi. Adesso comprendiamo perché l'anziano e stimato giornalista sia improvvisamente scomparso dai teleschermi: costava troppo. E' la solita solfa: i padroni di turno preferiscono la mano d'opera a buon mercato e precaria. Come Bruno Vespa. Un Co.Co.Co. qualsiasi, con contratto rinnovabile.

    brunougolini@mclink.it “

     

    dall’Unitàonline di oggi.

     

    Per informazione sappiate che il superconduttore gode di un contratto, rinnovato nel 2005 per altri 5 anni, che, come ha affermato il consigliere di amministrazione RAI Rizzo Nervo, "prevede un minimo di 100 puntate l'anno, quindi tre a settimana, fino al 2010 per un importo annuo di 1.187.000 euro. Più dei compensi dei direttori di Tg1, Tg2, Tg3, Tgr e Giornale Radio messi insieme".

     

    Ogni commento è superfluo. Mi vanto di non essere tra i suoi telespettatori.

     

    Un saluto a tutti e spegnete la TV, ci sono tanti bei libri interessanti da leggere.

     

    Claudio

    June 13

    Che fare?

    Dal Corriere della Sera del 13 giugno 2006.

    «La proibizione aumenta il desiderio di trasgressione. E aiuta la mafia»

    L'ex ministro Veronesi: sì all'eroina di Stato

    L'oncologo milanese favorevole alla legalizzazione delle droghe: «In Svizzera ha fatto calare il numero di tossicodipendenti»

     

     

    MILANO - «La legalizzazione delle droghe ha effetti positivi. Intendiamoci: io sono contro tutti gli stupefacenti, ma penso che non sia con il proibizionismo che si risolva il problema». Ad affermarlo, in un'intervista al settimanale Grazia, è l'ex ministro della sanità, l'oncologo Umberto Veronesi. «Siamo tutti contrari alle droghe, leggere o pesanti - precisa Veronesi-, nessuno dice che fanno bene. Ma abbiamo soltanto due scelte davanti a noi: proibire o educare. È possibile proibire? E, soprattutto, possiamo essere certi che la proibizione sia rispettata? Io credo di no».

    «PROIBIRE NON SERVE» - Secondo l'oncologo milanese «la proibizione non è un deterrente, al contrario fa aumentare nei giovani il desiderio della trasgressione. Non solo: la proibizione rende costosissime le droghe e spinge chi ne fa uso a compiere atti criminali per procurarsele. E c'è un ultimo argomento a favore della droga di Stato: il proibizionismo è all'origine del mercato nero che alimenta la malavita internazionale e in Italia è la principale fonte di sostentamento per la mafia. Sono convinto che se vogliamo combattere davvero la criminalità organizzata bisognerà considerare seriamente l'abolizione del proibizionismo».

    LA RICERCA - A sostegno della sua posizione Veronesi cita una ricerca effettuata in Svizzera: «Liberalizzare le droghe pesanti fa calare il numero dei tossicodipendenti: è il risultato, pubblicato sull'ultimo numero del settimanale scientifico Lancet, di uno studio condotto dall'universitá di Zurigo. L'esperimento è iniziato nel 1991, quando la Svizzera ha cominciato un programma di somministrazione controllata di eroina. Se dieci anni fa i neoconsumatori erano 850, oggi la cifra è scesa a 150 (circa l'82% in meno)».

    PROBLEMA MEDICO - L'ex ministro cita i commenti degli autori della ricerca, il sociologo Carlos Nordt e lo psichiatra Rudolf Stohler, secondo cui «questi dati dimostrano che la politica liberale sulla droga della Svizzera non ha provocato la tanta temuta banalizzazione del consumo di eroina, cioè il rischio di usarla di più perchè era più facile procurarsela. Al contrario, la dipendenza da eroina è diventata sempre più un problema medico e ha perso la sua immagine di atto di ribellione».

    RISULTATI POSITIVI - «I risultati di questa ricerca non mi meravigliano - conclude Veronesi- giá dopo un anno dalla legalizzazione dell'eroina per i tossicodipendenti gravi, all'inizio degli Anni 90, il governo elvetico aveva ottenuto una riduzione del 20% delle morti per overdose».

     

    Che ne pensate?

    Io credo che il proibizionismo non abbia mai risolto nulla. Anzi, abbia creato il piacere del "peccato" (vedi noi di cultura cattolica nei confronti del sesso, vedi gli USA ai tempi del bando agli alcolici etc. etc.).

    Come disse una volta un tassista napoletano, che attraversava tutti gli incroci con il semaforo  rosso, ad un terrorizzato turista del nord: "se uno le regole non le viola, che gusto c'è?". 

     

    Un saluto a tutti.

     

    Claudio

    June 10

    British humor

    Dal Corriere della Sera del 9.6.2006.

     

    “La barzelletta più bella di tutti i tempi.

     

    Ecco la storiella più votata dai lettori sul sito «Laughlab»:

    Due cacciatori si trovano in un bosco del New Jersey. Improvvisamente uno dei due crolla a terra. Sembra che non respiri più e i suoi occhi sono assenti. L'amico chiama immediatamente i soccorsi al telefono. Urla: «Il mio amico è morto! È morto! Cosa posso fare?». «Cerchi di calmarsi, la prego - gli risponde l'operatore - Innanzitutto si assicuri che sia realmente morto». Un attimo di silenzio, poi si sente un colpo di fucile. «Ok. E adesso?»

    E questa è la barzelletta che si è piazzata seconda:

     

    Sherlock Holmes e il dottor Watson si trovano in un campeggio per una vacanza. Dopo una ricca cena e un'ottima bottiglia di vino, si ritirano in tenda e si addormentano profondamente. A un certo punto della notte Holmes si sveglia e scuote l'amico.
    «Watson, Watson, guardate in alto nel cielo e ditemi cosa vedete!».
    «Vedo milioni e milioni di stelle, Holmes».
    «E cosa ne deducete?» chiede Holmes.
    Watson riflette a lungo e poi replica: «Beh, da un punto di vista astronomico, questo mi fa pensare che ci sono nel cielo milioni di galassie e quindi, potenzialmente, miliardi di pianeti. Da un punto di vista astrologico, mi fa osservare che Saturno è in Leone. Da un punto di vista orario, guardando la Luna, ne deduco che sono circa le 3:15. Da un punto di vista meteorologico, mi aspetto che domani avremo una bellissima giornata. Da un punto di vista teologico, mi fa capire che Dio è Potenza Infinita e che noi siamo solo una piccolissima e insignificante parte dell'Universo. Ma perchè me lo chiedete? Cosa suggerisce a voi tutto questo?»
    Holmes rimane un attimo in silenzio e poi esclama: «Watson,siete un idiota! Qualcuno ci ha rubato la tenda!» “

     

     

    E per restare a casa nostra:

     

     

     

    Un tizio telefona alla segreteria di Palazzo Chigi:

    "Vorrei parlare con il presidente del consiglio "BERLUSCONI".

    Il segretario molto gentilmente gli risponde:

    “Guardi che Berlusconi non è più il presidente del consiglio, se ci vuole parlare deve chiamarlo direttamente ad Arcore, a casa sua”.

    Secondo giorno lo stesso tizio richiama e chiede ancora di parlare con il presidente del consiglio "BERLUSCONI",  al che il segretario lo riconosce e gli dice di nuovo che non può farlo perchè Berlusconi non è più Presidente del Consiglio.

    Terzo e quarto giorno stessa storia, finchè all'ennesima richiesta di parlare con Berlusconi il segretario si infuria e gli grida:

    "Basta! L'ha capito o no che Berlusconi non è più il presidente del consiglio?"

    E il tizio:

    "Sì..... MA MI PIACE TANTO SENTIRMELO DIRE!!!"

     

    Buona fine settimana a tutti.

     

    Claudio

     
    June 01

    Elogio della tranquilla vita normale

     

    “Mi riferisco alla lettera del Sig. xxyy «insopportabile vita normale».

    Non posso proprio fare a meno di esprimere la mia protesta che, purtroppo, può essere solo «sussurrata» dal filo di inchiostro della mia penna.

    Vorrei urlarla, invece, la mia protesta. Ho 32 anni, un bellissimo figlio di 15 mesi, un marito meraviglioso ed un altro figlio in arrivo per marzo.
    E quasi ogni mattina, aprendo gli occhi, ripasso dentro di me il dono enorme che mi è stato fatto: una casa (dimentichiamo forse quanta gente qui e nel mondo vive per strada), un lavoro (questo punto ormai si commenta da sé), un figlio a tutt’oggi sano e normale (come vede Sig. xxyy  non do per scontato nulla) e, spero,
    altrettanto per il secondo in arrivo.
    Ringrazio Dio (o chi per lui ) che mi ha donato un fisico sano, due occhi un po’ miopi che mi consentono però di vedere la gente, i colori, il telegiornale, di leggere le fiabe a mio figlio. Due braccia forti che mi permettono sì, di portare le buste della spesa (è normale fare la spesa!), ma anche di andare in canoa, di abbracciare mio marito, di guidare, di applaudire chi mi piace. Due gambe non magrissime né esenti dalla tanto temuta cellulite, ma senz’altro solide e robuste, che mi hanno portato a spasso nei miei numerosi viaggi, nelle mie affannose gite in bicicletta, nelle mie corse, nelle mie nuotate. Un cervello funzionante che mi ha consentito di studiare, leggere, informarmi e confrontarmi con gli altri.
    Quanta gente, peggio ancora, quanti bambini possono solo sognare tutto questo?
    Lo dimentichiamo tutti troppo spesso, sicuramente io per prima. Ma basta farsi un giro per strada, in un qualunque ospedale, in qualche orfanotrofio o magari semplicemente nel proprio condominio.
    La normalità non è un punto di arrivo in cui sotterrare le proprie velleità, è «solo» il punto di partenza da cui muoversi per assaporare tutte le infinite possibilità che la vita ci offre. Per questo io la considero un dono veramente «speciale».
    Non sono una bacchettona, né tantomeno una gallina in batteria che attende solo di poter fare il suo uovo quotidiano per ingrassare il fattore.
    Sono una giovane donna, sana. E non mi pare poco.
    Se proprio non è convinto, caro Signor xxyy, Le propongo un esperimento: provi a pensare a quanto rimpiangerebbe la sua «noiosa» normalità di oggi se domani mattina si svegliasse con un «semplice» ma insopportabile mal di denti...
    Come vede, tutto è veramente relativo. “

    Ecco una lettera, scritta da una lettrice ad un giornale, che conservo da circa 10 anni. La tiro fuori per rileggerla, anche se ormai la so a memoria, nei momenti di tristezza, di sconforto, di ribellione al tran tran quotidiano. Mi piace farvela conoscere, con l’augurio che possa servire anche a voi.

    Un saluto a tutti.

     

    Claudio

    May 25

    E se fosse tutto vero?

     

     

    E’ in uscita il libro “Il broglio”, ed. Aliberti, autore multiplo con il nome collettivo: Agente italiano.

    E’ un giallo politico nel quale viene descritta la vicenda elettorale che abbiamo appena vissuto.

    C’è un capo del governo, magnate delle tv ed altro, che denuncia per settimane di temere dei brogli elettorali ai suoi danni, nonostante che controlli tutto.

    Ci sono un mucchio di sondaggi, anche stranieri e fatti dagli organismi più disparati, che sbagliano tutti, cosa mai successa prima. Tutti fanno il medesimo errore, un errore di 5 punti che riguarda però solo il partito del capo del governo, mentre azzeccano tutti i risultati della destra. E’ un mistero.

    C’è anche il mistero delle schede bianche. Negli ultimi 15 anni elettorali sono state tra il 7 e l’8 per cento, questa volta sono scese al 3 per cento. Tre milioni di schede diventano solo 1 milione. La differenza di 2 milioni di schede è pari, guarda caso, a 5 punti percentuali, esattamente come l’errore dei sondaggi.

    Mentre la vittoria annunciata, anche dagli exit poll, comincia a sfaldarsi per effetto dell’improvvisa ripresa di un solo partito della destra, il ministro dell’interno si reca a casa del capo del governo durante lo spoglio elettorale, cosa mai successa prima.

    Mentre il voto sta cambiando, viene arrestato il  più longevo dei latitanti e l’inversione dei voti si ferma un momento prima del sorpasso.

    Perché? La tesi del libro è che il ministro degli interni ed altri due ex democristiani abbiano fermato il broglio. Come? Grazie a delle prove nelle loro mani che potrebbero distruggerlo.

    Chi avrebbe mai pensato che avremmo rimpianto i democristiani.

    Fantapolitica? Può darsi, ma la nostra storia più o meno recente ci ha fatto vedere l’impensabile (ad esempio le stragi di stato e la strategia della tensione).

    Però è strano che gli stessi pensieri sui brogli, da parte dello sconfitto, siano venuti anche a me e li abbia scritti nel mio intervento del 20 aprile <E nun ce vonno sta’> : http://spaces.msn.com/baloo078/blog/cns!1C4D0CEB5B633F26!791.entry.

     

    Che ne dite?

     

    Un saluto a tutti

     

    Claudio

    May 24

    Italia: povertà e disuguaglianza sempre alte

    Dal Corriere della Sera di oggi:

     

    “I poveri sono 7,6 milioni: 1,5 milioni non arrivano a 800 euro al mese. Il 20% delle famiglie più agiate ha il 40% delle ricchezze

    ROMA - In Italia la povertà è ben presente e negli ultimi otto anni non è calata. Inoltre la nazione si trova tra i Paesi europei dove esiste il maggiore divario tra ricchi e poveri: in pratica i redditi sono male distribuiti. Lo segnala l'Istat nel Rapporto annuale 2005 sullo stato dell'economia nazionale. Circa 4,2 milioni di lavoratori guadagna meno di 780 euro al mese.

    INDIGENTI - L'ufficio di statistica segnala che gli indigenti in Italia sono 7,6 milioni, pari all'11,7% della popolazione, in pratica 2,6 milioni di famiglie. L'emergenza riguarda soprattutto il Sud, dove una famiglia su quattro è povera e dove le persone povere nell'ultimo anno sono aumentate di circa 900 mila unità. La povertà interessa per lo più i nuclei con tre o più figli minori, le famiglie dove il capofamiglia è pensionato o donna, anziana o sola.

    REDDITI BASSI - I redditi più bassi riguardano il 28,2% delle donne contro il 12,3% degli uomini; il 36% dei giovani con meno di 25 anni; il 32% di chi ha un basso titolo di studio; il 21% delle persone che lavorano nel settore privato; il 40% dei lavoratori a tempo determinato. Oltre il 50% dei lavoratori a basso reddito opera nell'agricoltura, nella caccia e pesca.
    Nel 2003 il reddito medio per famiglia è stato di 24.950 euro, pari a circa 2.080 euro al mese. Ma una famiglia su due ha un reddito mensile netto inferiore a 1.670 euro. Al Sud di solito c'è un solo percettore di reddito, mentre al nord due o più.

    DISUGUAGLIANZE - L'indice di concentrazione dei redditi colloca l'Italia, insieme a Portogallo, Spagna, Irlanda e Grecia, tra i Paesi europei a maggiore diseguaglianza tra ricchi e poveri. Il 20% delle famiglie più agiate detengono il 40% delle ricchezze italiane. Inoltre il nostro Paese si colloca tra quelli a minore mobilità sociale. Risulta infatti difficile passare da una classe sociale all'altra. Le donne hanno una probabilità maggiore di quella maschile di permanere nella classe di origine: è il caso delle figlie della classe operaia agricola e della borghesia. L'incidenza sul reddito delle spese per l'abitazione è del 9,2% per le famiglie più ricche e del 30,7% per quelle più povere.

    CONSUMI RIDOTTI - Nel 2004 il 25% delle famiglie ha comprato meno pane e pasta mentre oltre il 30% meno carne, frutta e verdura; il 37,2% ha ridotto l'acquisto di pesce; il 41,9% ha speso meno per l'abbigliamento e le scarpe. Il 15% ha optato per alimenti di qualità più bassa. Nel Mezzogiorno il 13,5% delle famiglie (contro una media nazionale del 7%) ha dichiarato di non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni. Al Sud il 21% delle famiglie non riesce a riscaldare adeguatamente la casa. Un terzo delle famiglie dichiara di arrivare con molta difficoltà a fine mese, il 27,5% non riesce a far fronte a una spesa imprevista di mille euro e solo il 26% è riuscita a mettere da parte dei risparmi nell'ultimo anno.”

     

    Anche l’Istat deve essere pieno di comunisti, che vogliono sminuire le meraviglie ed il benessere creato dai 5 anni di potere del mininapoleon.

    Si deve trattare senz’altro di “povertà percepita”, ma non reale.

     

    Sarà dura.

     

    Un saluto a tutti.

     

    Claudio

    May 19

    Potenza della pubblicità

    Eccomi di ritorno dopo un periodo di difficoltà con msn/spaces, non riuscivo assolutamente ad entrare.

     

     

     

     

    Tutti lo leggono, tutti lo vanno a vedere, tutti ne parlano.

    Non l’ho letto e non lo farò, ho moltissimi altri libri da leggere che mi attirano di più. Non lo andrò a vedere, e comunque non potrei farlo visto che siamo stati sequestrati dalle figlie e non abbiamo nessuno a cui lasciarle. Ne parlo perché ho trovato queste interessanti considerazioni di Umberto Eco sull’Espresso di oggi, e, visto che il mio blog dice “Riflessioni, etc. etc.”, approfitto e vi propongo  pensieri che condivido.

     

    “Lo svelamento svelato

     

    di Umberto Eco

     

    Il clima New Age e la fame di mistero che si è sostituita al crollo delle ideologie e delle utopie secolari spiegano il successo del 'Codice' fasullo.

     

    A Milano è stata organizzata nel Castello Sforzesco una mostra dedicata al Codice Trivulziano e ad altri cimeli di Leonardo da Vinci. È stato realizzato naturalmente anche un bel catalogo Electa ma, ciò che mi pare più interessante ancora da un punto di vista della diffusione della cultura, allo stesso argomento è stata dedicata l'esposizione fotografica permanente di via Dante.

    Per chi non è di Milano, ricordo che da un po' di tempo lungo questa via ormai pedonale vengono esposti grandi pannelli fotografici, illuminati dal retro, dedicati volta per volta a un determinato argomento di varia enciclopedia (visioni della terra, usi e costumi asiatici e così via) con didascalie e altri riferimenti esplicativi. Le foto sono tutte di grande qualità e l'esposizione così ricca che anche chi, come me, ha occasione di percorrere questa via molto di frequente, ogni volta scopre sempre qualcosa di nuovo. Che ora l'esposizione riguardi l'opera di Leonardo mi pare molto bello, e dovrei sentirmi (come cittadino e utente della strada) molto contento.

    Salvo che, evidentemente per attirare l'attenzione del pubblico, l'esposizione si intitola 'Il Codice Svelato'. Non occorre essere molto acuti per capire che, visto che si tratta di un'iniziativa volta a far conoscere meglio il Codice Trivulziano, il titolo sarebbe appropriato; ma non occorre essere necessariamente stupidi per fare immediatamente un'altra connessione e fiutare un'allusione al 'Codice da Vinci' di Dan Brown, libro, film, e annessi e connessi scandali e polemiche.

    Io capisco che un fabbricante di mutande a scacchi, se improvvisamente scoppiasse un caso qualsiasi su presunte mutande a scacchi di Brad Pitt, farebbe benissimo a legare il nome della propria marca al caso in questione (per esempio lanciando lo slogan 'per un inguine allo stato Brad'), perché gli affari sono affari. Ma che si debba fare la stessa operazione e usare Dan Brown per 'lanciare' Leonardo (quando almeno Dan Brown aveva fatto con molta modestia l'operazione inversa, e cioè aveva usato Leonardo per lanciare se stesso) mi pare abbastanza sconfortante.


    D'altra parte è quello che avviene dappertutto: al Louvre non riescono più a tenere lontani i visitatori che vogliono vedere la Gioconda, e non basta che, come è già stato notato, il cortocircuito sia bizzarro, poiché il libro di Brown parla di un enigma da decifrare guardando il Cenacolo e non Monna Lisa. È ovvio che è più remunerativo andare a vedere la Gioconda che non il Cenacolo, perché poi da Parigi si fa un salto alla Disneyland francese.

    Non credo neppure ci sia da chiedersi perché un libro di successo debba spingere la gente a compiere faticosi viaggi di scoperta (mentre per 'Via col vento' nessuno era andato a cercare Tara, e dopotutto pochissimi vanno a vedere quel ramo del lago di Como): tutti ricorderanno che alcuni anni fa si era scoperto che il Mulino Bianco, che appariva su una marca di biscotti, esisteva davvero (ovvero i pubblicitari per poterlo fotografare avevano ridipinto un vecchio mulino di cui non importava più niente a nessuno), e torme di signori in canottiera alla domenica conducevano con la loro utilitaria i figlioli a vedere il Mulino (senza chiedersi se l'oggetto in pietra fosse l'originale dell'immagine dei biscotti o se non fosse l'immagine dei biscotti il vero originale di quella falsa reliquia).

    D'altra parte mi dicono che ora la gente alla domenica va sui luoghi dove è stato ammazzato il piccolo Tommaso e dunque che si vada a vedere la Gioconda è ancora niente. La gente è fatta così, altrimenti alle elezioni Berlusconi avrebbe avuto meno voti di quelli che ha avuto.

    Tuttavia - visto che anche persone dagli interessi culturali onesti e insospettabili hanno dovuto far ricorso al disvelamento di un Codice fasullo per poter contrabbandare materiale leonardesco autentico e di prima qualità - qualcuno (che ancora ha fiducia nel genere umano) potrebbe continuare ad arrovellarsi per capire perché le folle di tutto il mondo si siano appassionate non tanto a un romanzo (che in sé non è né più bello né più brutto di tanti altri) quanto alla presunta rivelazione mistica (o antimistica) che faceva baluginare.

    La risposta riguarda naturalmente il clima New Age dei nostri decenni e la fame di mistero che si è sostituita al crollo delle ideologie e delle grandi utopie secolari. Ma quelli che dovrebbero stupirsi di meno sono proprio i custodi dell'ortodossia. I quali certo hanno ragione a dolersi che la gente prenda sul serio leggende abbastanza puerili che tra l'altro circolavano da decenni a prezzo stracciato in tutti i bugigattoli di scienze occulte, ma non dovrebbero dimenticare che a questo mercato del miracoloso hanno contributo a loro volta, facendo oggetto di turismo i luoghi di tanti improbabili miracoli e apparizioni.

    Chi di Codice ferisce...”

     

    Non posso aggiungere nulla a quanto scritto da Eco, se non che, almeno ogni tanto, la pubblicità potrebbe anche spingere per far leggere libri che aiutino a pensare e a cercare di capire  la realtà ed il mondo nel quale viviamo. Non è vera la giustificazione  che “il pubblico” non lo vuole e quindi non si guadagnerebbe, perché la qualità ha sempre reso. Ma forse il timore è che poi “il pubblico” diventi di gusti troppo esigenti e difficili da soddisfare, che si abitui a riflettere e pensare e cominci a dubitare e a non credere più alle panzane ammannite quotidianamente da tutti i media e dal circo di coloro che “fanno opinione” (spesso banale, brutta e conformista).

    Buona giornata a tutti.

     

    Claudio